Il presidio
«La mia è un’ingiusta detenzione»
Pablo Ricci scrive dal carcere di La Spezia: dentro con un’ordinanza sbagliata
MASSA. Più di una decina i capi di imputazione che gli inquirenti gli contestano, tra questi l'intenzione di mettere un ordigno davanti alla procura e alla questura di Massa. Pablo Ricci, uno dei sei indagati arrestati nell'operazione Spari e dispari sulla faida dei Poggi, si trova nel carcere di La Spezia da questa estate. Ha scritto al nostro giornale nei giorni scorsi per denunciare l'ingiusta detenzione. Non per quello che ha fatto - per quello attende il processo serenamente -, ma per la forma. «Mi chiamo Pablo Ricci, sono attualmente detenuto presso la Casa circondariale di Spezia. Sto scrivendo questa lettera non per proclamare la mia innocenza, a questo ci penserà un processo equo, ma per raccontare quello che è successo dal momento che ai giornali vengono passate solo informazioni che fanno comodo e non la verità. Il 16 agosto 2015 mi viene notificata l'immediata scarcerazione in seguito a una ordinanza di cessazione di misure cautelari custodiali per nullità dell'interrogatorio. A questo punto avrei dovuto essere, per nullità, rimesso in libertà immediatamente, invece vengo tenuto due ore negli uffici del carcere di La Spezia insieme a due agenti della squadra mobile della questura di Massa e un brigadiere del carcere stesso».
E continua: «Nell'immediato mi viene notificato un decreto di fermo disposto dal pm di Massa e fino a qui sembra una cosa regolare, ma poi vengo a conoscenza che il problema secondo il pubblico ministero è il pericolo di fuga che però non mi era stato contestato al momento dell'arresto. Quindi dopo aver annullato il primo interrogatorio me ne viene fissato un secondo durante il quale non viene convalidato il fermo ma disposta la misura cautelare in carcere».
«Ai fini legali - conclude Ricci - tutto ciò potrebbe apparire giusto, ma corretto sarebbe stato affrontare il processo in libertà in quanto scarcerato. E questo non lo dico io ma la legge. Probabilmente mi sarebbe stato disposto un nuovo mandato di cattura ma da persona libera, perché la "libertà'' in quel momento era un mio diritto. Sono stato detenuto 12 giorni ingiustamente, esattamente dal 16 al 28 agosto 2015. Ripeto ingiustamente, in quanto legalmente ho diritto "all'azione di riparazione per l'ingiusta detenzione''. Questo è un sequestro di persona ma nessuno di tutto ciò ne ha parlato. Sul mio conto sono state dette e scritte solo cattiverie ma per un episodio così grave è stato fatto finta di niente. Nemmeno una parola. Definisco tutto questo come un accanimento nei miei confronti. Comunque, come ho anticipato all'inizio della lettera, sarà un giusto processo a dire la verità».
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