Il Tirreno

Altra tegola su Barani

di Fabrizio Palagi
Altra tegola su Barani

Corte dei Conti e Finanza segnalano un danno erariale di 1.9 milioni

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di Fabrizio Palagi

AULLA

Nuova tegola su Lucio Barani e le altre 10 persone coinvolte nell’inchiesta sull’alluvione del 25 ottobre 2011 che, oltre a danni ingentissimi alla città, causò la morte di due persone: in seguito agli accertamenti disposti dalla Procura regionale della Corte dei Conti per la Toscana, il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha segnalato un danno erariale di quasi due milioni, attribuibile alla condotta illecita di amministratori, dirigenti e funzionari del Comune di Aulla e della Provincia di Massa Carrara.

Secondo gli accertamenti, i vari amministratori alternatisi nel tempo, avrebbero «autorizzato la realizzazione di opere urbanistiche in un contesto caratterizzato da una palese pericolosità idraulica, senza assumere le necessarie cautele».

Sono così state deferite 11 persone, tra cui appunto il senatore Barani per il periodo in cui era sindaco di Aulla, a giudizio per disastro e omicidio colposo plurimo per l’esondazione del 2011: nell’inchiesta permessi per la costruzione di case e scuole nell’alveo del fiume Magra.

Barani è stato rinviato a giudizio per disastro e omicidio colposo plurimo per l’alluvione di Aulla dell’ottobre 2011, nel quale persero la vita due persone. Secondo l’accusa approvò provvedimenti urbanistici con «negligenza e imprudenza» ed eludendo le «norme in materia urbanistica». Barani è stato sindaco di Aulla per il Psi per 14 anni, dal 1990 al 2004; proprio il periodo finito sotto la lente della Procura per una serie di permessi per la costruzione di case, scuole, edifici, palazzi nell’alveo del fiume Magra: un’area, prima soggetta alle misure di salvaguardia, e poi dichiarata a “rischio idraulico molto elevato” con delibere dell’Autorità di Bacino e dei consigli regionali di Toscana e Liguria.

Il processo è iniziato lo scorso giugno e con Barani sono a giudizio altre 10 persone, tra dirigenti e amministratori locali, accusati a vario titolo di omicidio e disastro colposo.

Tra questi il successore del senatore craxiano, l’ex sindaco Roberto Simoncini (a capo di una coalizione di centrosinistra e poi sfiduciato), sindaco nel periodo dell’alluvione, accusato di non aver dato l’allarme “malgrado gli avvisi meteo di criticità elevata”.

Poi Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia di Massa Carrara, successivamente trasferito alla Protezione civile, indagato anche per l’alluvione di Carrara del 5 novembre scorso. L’ingegnere dovrà rispondere di disastro colposo (oltre alle già citate costruzioni nell’alveo del fiume) per il mancato collaudo della cassa di espansione di Chiesaccia (Villafranca) realizzata per conto della Provincia sotto il suo coordinamento.

Un’area che presentava «motivi di criticità/inidoneità sotto il profilo del corretto funzionamento - si legge nel decreto di citazione del gup, Antonia Aracri - e della prevedibile presenza di pericoli per l’incolumità e la vita altrui».

Le richieste di rinvio a giudizio erano inizialmente 12, ne sono state accolte 11. Il gup ne ha respinta una: quella per l’ex presidente della Provincia, Osvaldo Angeli (Pd).

La prima udienza del processo sull’alluvione di Aulla durò pochissimo, di fatto interrotta per due nuove costituzioni di parte civile, di congiunti delle due vittime, Claudio Pozzi, 60 anni ed Enrica Pavoletti, 78 anni. L’uomo era annegato all’interno del suo garage, mentre la donna era stata trascinata via dalla piena del Magra a bordo della sua auto.

Terribili i momenti in cui l’onda mortale di fango e acqua sui abbattè nella zona di via Resistenza e viale Lunigiana, sulla sponda sinistra del Magra, distruggendo e seminando morte e terrore. Centinaia le auto spazzate via dalle strade e dai parcheggi, con l’aqua arrivata fino ai primi piani dei tanti condomini della zona.

Quel nefasto martedì pomeriggio Aulla tornò in un attimo in pieno Medioevo: sparita la corrente elettrica, telefoni fissi e cellulari senza linee, collegamenti impossibili tra istituzioni e cittadinanza.

Il giorno dopo comparì il sole, illuminando spettralmente una città che qualcuno paragonò a Nassiriya dopo un bombardamento.

Aulla iniziò a tornare alla normalità sono dopo alcuni mesi, ma la zona colpita dall’esondazione del Magra ne porta tutt’ora i segni.

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