Il Tirreno

La storia e la denuncia

«Stragi dimenticate dalle istituzioni»

di Marco Landini

FIVIZZANO. Come ogni anno si è chiuso il ciclo delle commemorazioni delle efferate stragi che hanno insanguinato con la morte di civili inermi molte località tra le quali le nostre Mommio, San...

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FIVIZZANO. Come ogni anno si è chiuso il ciclo delle commemorazioni delle efferate stragi che hanno insanguinato con la morte di civili inermi molte località tra le quali le nostre Mommio, San Terenzo Monti, Vinca e Tenerano. A seguito delle varie celebrazioni appena trascorse Celso Battaglia, 83 anni, uno dei pochi superstiti della strage di Vinca, esprime la propria amarezza per aver visto la mancata partecipazione dei rappresentanti delle più alte Istituzioni. «Da molti anni ormai- scrive Battaglia- partecipo alle commemorazioni delle terribili stragi compiute dalle belve nazifasciste nell’estate/autunno del 1944 nell’appennino tosco-emiliano. Lo faccio spontaneamente come sopravvissuto per non dimenticare quello che videro i miei occhi di undicenne durante il martirio di Vinca e dei suoi abitanti e lo faccio,soprattutto, per non far dimenticare quello che è stato a coloro che tendono a dimenticare e per ricordare ai giovani l’immensa tragedia del fascismo e della guerra». Qui Celso Battaglia esprime il proprio rammarico «quest’anno, sono tornato dai luoghi nei quali si sono svolte le celebrazioni delle ricorrenze di quei tragici fatti perplesso, amareggiato e, per certi versi, pieno di rabbia. Per la prima volta, in tanti anni, non ho visto la presenza di alte cariche istituzionali (ministri, sottosegretari, rappresentanti del governo), quasi che gli eventi che si commemoravano in quei paesi non fossero degni di attenzione da parte loro». Quindi tanta amarezza ha provocato in Battaglia questa “assenza” e la sua considerazione prosegue «mi sono detto, parlando sommessamente tra me e me: caro Celso, tu fai tanta fatica per trasmettere la memoria presso i giovani, ma quando non ci sarai più, quando anche gli ultimi partigiani e testimoni di quel tempo scompariranno chi trasmetterà questi valori alle nuove generazioni, visto che chi dovrebbe dare l’esempio dall’alto fugge da questo compito e non coglie le occasioni, quasi come se la memoria non fosse un esercizio a loro gradito?». Nello scritto, il superstite di Vinca aggiunge «subito dopo è subentrata la rabbia. Ma come, mi sono detto, migliaia e migliaia di persone sono morte, sono state torturate, hanno perso gli anni migliori della loro vita per regalarci la Libertà e quando si ricordano i loro sacrifici, improvvisamente, da un anno all’altro, spariscono gli alti rappresentanti delle istituzioni come se il passato non facesse più parte della Storia, della nostra Storia!». L'auspicio per futuro per Celso Battaglia sarebbe « pensate come sarebbe bello se ogni anno a Vinca, a Marzabotto,a Sant’Anna,a Fucecchio,a San Terenzo, in ogni luogo dove si sono consumate le più efferate stragi, un ministro, un alto rappresentante dello Stato, intervenisse tenendo in mano e ben alto il libretto della Costituzione e gridasse : Signori, ricordatevi che quello che c’è scritto qui è merito di queste donne, di questi uomini, di questi bambini che sono morti per la nostra Libertà e per la nostra Democrazia!» E così conclude “ che bell’esercizio di Memoria e di Partecipazione civile sarebbe!”.

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