Il presidio
Il degrado arriva fino al cimitero
A Marcognano tombe rotte che cadono a pezzi e erba alta Le antiche lapidi sono tutte annerite, i marciapiedi sconnessi
CARRARA. Il cimitero monumentale di Marcognano, un "piccolo Staglieno", racchiude parte dell'identità e della storia della città . E oggi è dimenticato.
Un autentico museo a cielo aperto della storia di Carrara tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Oggi le porte del cimitero si aprono solo per i parenti di quei defunti che ancora sono ricordati.
Altrove i cimiteri monumentali sono tutelati e valorizzati qui invece si assiste al letto ma inesorabile abbandono di tutta la struttura a favore del cimitero di Turigliano ma sono due cose diverse: l'uno è identità e cultura, l'altro è ordinaria gestione cimiteriale. Marcognano come un "piccolo Staglieno", il paragone non è azzardato né casuale. È a Genova che si trova il cimitero monumentale di Staglieno. Ricordato da grandi letterati, visitato ogni anno da migliaia di persone, ospita le tombe di celebri genovesi: Nino Bixio, Fabrizio De Andrè, Giuseppe Mazzini, Michele Novaro e tanti altri. Tra questi Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, poeta, che ebbe con Carrara un legame stretto. Al cimitero monumentale di Marcognano riposano tra gli altri, e senza considerare le cappelle di ricche famiglie carraresi, lo scultore Arturo Dazzi, il geologo Domenico Dazzi e molti altri personaggi della storia di Carrara. Si ritrovano anche pagine tragiche della storia carrarese.
È a Marcognano che trovano riposo, sotto la scritta "ai caduti del lavoro", le 10 vittime della strage dei Bettogli, tra queste due giovani vite spezzate quel 19 luglio 1911. I legami con Genova nascono proprio dalle origini quando a fine Ottocento l'ingegner Leandro Caselli lo progettò ispirandosi proprio a Staglieno con una struttura su più livelli che sale sul crinale del monte d'Arme. Inaugurato nel 1896 iniziò da subito ad ospitare le cappelle delle più ricche famiglie carraresi, alcune delle quali ancora oggi parte della borghesia cittadina ed altre che hanno perso ogni legame con la città. E sarebbe già questo un primo impatto tra il presente e il passato.
Del resto è l'identità della città che forgia l'aspetto del cimitero. Le imponenti cappelle, molto simili a piccole cattedrali o piccoli mausolei, raccontano dello spirito della città in quei decenni con simbologie non sempre legate alla tradizione cristiana.
Oggi queste cappelle restano visibili, alcune in buone condizioni, quelle di cui le famiglie proprietarie risiedono o hanno ancora legami con la città, altre in stato di abbandono perché magari nel tempo le famiglie hanno perso i legami trasferendosi altrove.
Lapidi e monumenti troppo vecchi perché ancora qualcuno possa occuparsi di essi. Parliamo di tombe realizzate tra il 1896 e la seconda guerra mondiale. Un recupero sarebbe necessario proprio per l'aspetto culturale e artistico di queste cappelle e di queste lapidi.
Dai roboanti epitaffi novecenteschi, al monumento a Cesare Vico Lodovici. Molto è abbandonato e alcune parti versano in condizioni di vero degrado.
Un museo a cielo aperto che adesso ha bisogno di aiuto prima che la memoria venga cancellata dall'incuria.
Tra le molte storie e curiosità del cimitero c'è il monumento ad una signora, nel poligono più basso, a desta dell'ingresso del cimitero, che ha qualcosa di particolare perché richiama una delle più celebri opere del cimitero genovese: quello a Caterina Campodonico. Nel monumento originale viene ritratta questa anziana donna seduta che tiene tra le mani una collana di nocciole e due ciambelle.
Nel monumento carrarese l'anziana signora siede nell'identica posizione, l'unica differenza è che tra le mani tiene stretto un rosario. E poi ancora una particolarità tra le molte. In una delle aree del cimitero dedicate ai bambini si trova una lapide con la foto che sembra essere nello stile dell'epoca vittoriana.
Insomma un vero e proprio museo a cielo aperto che non può essere dimenticato e anzi deve essere prima riscoperto dalla città e poi valorizzato anche come meta turistica.
I cimiteri monumentali, è bene ricordarlo, sono sempre inseriti negli itinerari turistici che li valorizzano pur tenendo conto della sacralità del luogo.
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