Italia
Muro crollato C’è la perizia voluta dal gip
Il consulente in incidente probatorio ricostruisce e motiva il cedimento
CARRARA. «E come se avessero puntato una pistola contro Carrara». Una frase destinata a riassumere meglio di altre quanto accaduto il 5 novembre scorso ad Avenza, precisamente in via Argine destro, dove un muro appena costruito si è frantumato facendo esondare, per l’ennesima volta, il Carrione.
E a pronunciarla è stato Maurizio Rosso, il perito nominato dal giudice per le indagini preliminari, Ermanno De Mattia, per l’incidente probatorio, ossia l’atto irripetibile sui resti del muro crollato, nell’ambito dell’inchiesta della Procura scattata subito dopo l’alluvione. L’udienza per l’assunzione delle prove si è tenuta ieri mattina, a porte chiuse, in camera di consiglio: quasi tre ore in cui il perito ha spiegato per filo e per segno perché quell’argine, costruito nel 2007 e certificato (ma mai collaudato) nel 2009, non abbia retto alla piena e sia crollato. Stando a prime indiscrezioni l’intervento del consulente sembra confermare la tesi accusatoria del procuratore capo Aldo Giubilaro che sta conducendo da mesi le indagini con il supporto di un pool di periti che hanno già messo nero su bianco le probabili cause del cedimento dell’argine.
I lavori - secondo gli inquirenti - non sarebbero stati eseguiti come da progetto e realizzati fuori da ogni logica ingegneristica, senza - ipotizza l’accusa - effettuare una reale messa in sicurezza dell’area. Il muro infatti doveva essere abbattuto e costruito ex novo e invece è stato “appoggiato” su una base preesistente. Una udienza quella di ieri che rappresenta una svolta in questa fase dell'inchiesta, in cui risultano indagate sette persone. Sono: il dirigente della Provincia, Gianluca Barbieri, la responsabile del servizio patrimonio dell’ente, Marina Rossella Tongiani, l’ex dirigente alla difesa del suolo Giovanni Menna, il titolare della ditta costruttrice Elios srl di Aulla, Diego Tognini, il geometra Giulio Alberti, direttore tecnico del cantiere dove avvenne il crollo, il progettista dell’opera. E ancora: Franco Del Mancino, progettista e direttore dei lavori dell’argine, cioè colui che lo ha certificato e Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia, colui che - secondo l’accusa - alle svariate segnalazioni di infiltrazioni nell’argine avrebbe rassicurato scrivendo che «la problematica segnalata non risulta presentare criticità di tipo strutturale». Adesso l’analisi del perito si concentrerà sugli aspetti economici, dovrà, in altre parole, verificare, se i soldi pubblici con cui sono stati finanziati i lavori, siano stati interamente destinati all’opera sull Carrione.
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