Il Tirreno

Cinque Stelle contro tutti «Piano strutturale da rifare»

 Cinque Stelle contro tutti «Piano strutturale da rifare»

Ricciardi contro gli Arancioni e «quella parte di maggioranza, come Alberti e Ortori che ieri hanno votato quelle scelte. Le colpe non sono solo di Volpi»

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MASSA. «La responsabilità del “pasticcio” dell’Urbanistica non è solo del sindaco Volpi. La minoranza e quella parte della maggioranza che oggi cavalcano le proteste dei cittadini contro il Regolamento sono corresponsabili di queste scelte. Ex assessori della precedente giunta come Fabrizio Brizzi, oggi all’opposizione, consiglieri come Simone Ortori, vicino alla ex vicesindaca Martina Nardi, “co-autrice” del Piano strutturale targato Pucci, o come Stefano Alberti, che era assessore con la giunta Neri che gettò le fondamenta di quel Piano, oggi sono contro, ma ieri hanno votato o appoggiato le scelte che ora contestano». Cinque Stelle contro tutti sull’urbanistica in città. Riccardo Ricciardi e Luana Mencarelli, consiglieri grillini in consiglio comunale non fanno sconti a nessuno e annunciano: «Quando saremo alla guida della città, cioè dopo le elezioni del 2018, rifaremo il Piano strutturale. Perchè è da questo Piano strutturale mal concepito che derivano le indicazioni del Regolamento urbanistico».

È Ricciardi a illustrare la posizione pentastellata, una specie di “terza via” fra le posizioni dei comitati e quelle dell’amministrazione. «Il nodo politico centrale – spiega – è il ricorso eccessivo al sistema della perequazione, cioè la compartecipazione del privato alle opere pubbliche (in sintesi: il Comune concede ai privati di edificare, in cambio ottiene da esso la partecipazione a realizzare opere come strade, piazze o parcheggi per la collettività). Il vizio principale sta qui. Per noi la perequazione dovrebbe essere limitata a situazioni particolari, connesse al dissesto idrogeologico. Ad esempio: io Comune esproprio una casa perchè si trova su un fosso tombato che deve essere messo in sicurezza e, in cambio concedo al proprietario di edificare in un’altra zona». Se, invece, la perequazione diventa il sistema per ogni intervento urbanistico, argomenta ancora Ricciardi, allora si rischia di autorizzare interventi troppo impattanti».

Anche altri, sono gli aspetti negativi che in 5 Stelle vedono nel Regolamento, «come le concessioni di ampliamento, pur se ridotte, agli stabilimenti balneari; o come la previsione di concedere il 15% di edilizia privata a chi ristruttura le ex colonie». Ma il nocciolo del problema, sostengono sta altrove. Sta in un Piano strutturale «basato su previsioni sbagliate o almeno sorpassate che immaginavano una città di 80.000 abitanti e insediamenti di industrie da 3-400 dipendenti nella zona industriale. Cose oggi impensabili». E se le fondamenta non sono adeguate – è la metafora usata da Ricciardi – su di esse non si può costruire una buona casa. Per questo i Cinque Stelle già annunciano di voler rimettere mano al Piano strutturale, per questo attaccano chi quel Piano a loro avviso ha sostenuto.

«Prendiamo il caso dei Quercioli – dice Ricciardi – : nel Piano strutturale c’è scritto: "la zona dei Quercioli risulta densamente edificata con gravi carenze sotto il profilo infrastrutturale e dei servizi; (...); punti di criticità sono individuabili nella mancanza di efficaci collegamenti trasversali paralleli alla costa (...) Obiettivi, trasformazioni ammissibili indirizzi per il Regolamento urbanistico sono: riordino dell’area suburbana... attraverso la realizzazione di strade e collegamenti ecologici”». La famigerata strada – ne ricava dunque Ricciardi – era già nel Piano. E allora mi domando co che coerenza oggi viene criticata da coloro che l’hanno prima avallata».

Claudio Figaia

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