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«Non potevamo lasciare la gente a casa»
Parla la ex presidente della Progetto: la stabilizzazione degli ausiliari del traffico fu una scelta condivisa, l’unica percorribile
CARRARA. «La stabilizzazione degli ausiliari del traffico nel novembre 2011 fu una scelta condivisa e dopo due contratti a tempo determinato, era l’unica strada percorribile da un punto di vista giuridico e morale».
È con queste parole che Silvia Dell’Amico, ex presidente di Progetto Carrara commenta l’avviso di garanzia che insieme ai dirigenti dell’epoca della società si è vista recapitare martedì dalla magistratura. L’accusa per l’allora presidente, per l’amministratore delegato Cesare Tazzini e per i membri del consiglio di amministrazione Alessando Lambruschi, Pierpaolo Delia e Massimo Maggiani è di abuso d’ufficio e danno patrimoniale alle casse comunali ed è legata appunto alla stabilizzazione dei cosiddetti “vigilini”. «Sono serena ma amareggiata» confessa Silvia Dell’Amico, che rivendica il lavoro alla guida della partecipata: «Credo di aver svolto il mio ruolo con orgoglio e correttezza, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo costruito la Strada dei Marmi, la più grande opera infrastrutturale realizzata in quel momento in regione, e lo abbiamo fatto rispettando i tempi e senza spendere più del previsto».
Un esempio su tutti, spiega, è la condotta «rigida e severa che ho tenuto su punti fondamentali per la società, come quello delle riserve in contabilità di cantiere», ricordando la decisione di rispedire al mittente la richiesta di 10 milioni di euro di riserve, avanzata a suo tempo da una ditta dell’appalto. Ma l’ex presidente non si tira indietro ed entra nel merito della vicenda che le è stata contestata: «La delega al personale all’epoca era dell’amministratore delegato Tazzini, che si mosse correttamente perché come da protocollo informò l’amministrazione, il sindacato e perfino i giornali. Ci fu la massima condivisione e la stabilizzazione fu discussa anche nel consiglio di amministrazione da me convocato il 19 dicembre 2011». I vertici della società dunque, «presero atto e ratificarono il passaggio dai contratti a tempo determinato a indeterminato» pensando, «che l’amministratore delegato si fosse mosso con correttezza» perché, aggiunge «non potevamo lasciare la gente a casa senza stipendio». Ed è proprio questa la rivendicazione della Dell’Amico: quello che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stato un abuso d’ufficio, per lei e per il cda di allora, fu «l’unica strada da seguire da un punto di vista giuridico e morale dopo due contratti consecutivi a tempo determinato». E quando le si chiede se non fu sfiorata dal timore che quella stabilizzazione potesse essere un azzardo per le casse della società, l’ex presidente risponde: «Sapevamo che prima di fare qualsiasi passo, l’amministratore delegato aveva consultato i commercialisti, gli avvocati e i responsabili dell’amministrazione di Progetto. E poi il piano della sosta prevede la vigilanza sulle strade, dunque c’era bisogno di personale che espletasse questo servizio. L’alternativa – aggiunge - poteva essere chiudere il piano della sosta ma questo è un altro discorso». Anche perché, ricorda la Dell’Amico, la decisione di introdurre la sosta a pagamento fu «una scelta politica dell’amministrazione per rendere più vivibile il centro città» e «questo servizio ha un costo». Insomma per quanto amareggiata dall’avviso di garanzia, Silvia Dell’Amico esprime fiducia nel lavoro della magistratura e garantisce: «continuerò a impegnarmi per il bene della mia città».
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