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De Angeli, gup non può decidere Si comincia tutto (quasi) da capo
Serve la citazione diretta per i reati contestati all’ex commercialista. Ora il pm deve notificare gli atti I clienti truffati insorgono: «In questo modo i reati si prescrivono, ci sentiamo presi in giro»
MASSA. La difesa di Mariannina De Angeli, l’ex commercialista accusata di aver truffato i suoi clienti, fa segnare un punto a suo favore. Davanti al gup Ermanno De Mattia ieri mattina gli avvocati Cristiano Morescalchi e Silvia Bertolucci hanno fatto valere le loro ragioni cancellando di fatto l’udienza preliminare. In pratica i legali della professionista, così come quelli degli altri due indagati - il fratelo di Mariannina Mauro e il marito Fabio Bertolucci - hanno chiesto al giudice di non pronunciarsi perché per i reati contestati ai loro clienti serviva la citazione diretta e quindi toccava al monocratico e non al gup. Altrimenti venivano lesi i diritti della difesa. Tesi ineccepibile per De Mattia che ha restituito il fascicolo al pubblico ministero Rossella Soffio (che ha sostituito il collega Vito Bertoni, che nel frattempo è stato trasferito). Il pm adesso dovrà notificare agli indagati e alle parti civili tutto e chiedere al giudice monocratico di fissare la data dell’atteso processo. Passerà dell’altro tempo e la prescrizione - se si pensa ai tre gradi di giudizio - non è più così un’utopia, dato che i primi reati che vengono contestati alla De Angeli sono del 2004 (l’ordine dei commercialisti l’ha radiata nel 2010).
Ieri in aula ad attendere notizie dal gup c’erano i clienti della donna. E sono rimasti delusi per il mancato verdetto e per quella che ritengono un’inutile lungaggine: «Equitalia - dicono - senza una sentenza non sospende i pagamenti delle sanzioni e degli interessi. Ci stiamo rovinando, la maggior parte di noi lavora nel commercio e anche per questo motivo qualcuno è stato costretto a chiudere i battenti». È il caso di uno storico panificio massese che dopo aver scoperto che la De Angeli non aveva pagato le tasse ha maturato l’idea di cessare l’attività: «Non posso dire che abbiamo chiuso per lei, ma certo ha contribuito», spiega quella che era la titolare dell’esercizio.
Quindi si ricominicia tutto (quasi) da capo. E più che altro si è capito che l’ex commercialista non patteggerà la pena, diocandosi le sue carte a dibattimento. Sempre che prima che questa storia arrivi in cassazione i reati si siano tutti prescritti. Secondo l’accusa, la professionista - e per alcune contestazioni in accordo con il fratello Mauro e il marito Bertolucci - si sarebbe intascata cospicue somme di denaro che i clienti le affidavano per il pagamento di cartelle esattoriali e imposte varie. In sostanza: i clienti, anche in virtù del rapporto di fiducia instaurato con la consulente davano (è la tesi degli inquirenti) alla De Angeli l'incarico di fare pagamenti per loro conto. Lei mostrava copie contraffatte di moduli F24 e F23 che attestavano l'avvenuto versamento delle cifre richieste dal fisco, mentre in realtà i soldi restavano nelle sue tasche. Quasi un centinaio le persone che si ritengono truffate a vario titolo della donna e che hanno sporto denuncia (le parti civili che si sono costituite però sono 31), chi sostenendo di avere "perso" 50mila euro, chi 20mila, chi somme più basse. Contro di lei si formò anche un comitato di "vittime", secondo il quale il totale dei soldi "spariti" sarebbe di oltre 2 milioni. La procura, però, le contesta l'appropriazione indebita soltanto di 132mila euro.
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