Il Tirreno

«Così si distruggono le nostre montagne»

di Cinzia Chiappini
«Così si distruggono le nostre montagne»

Il consigliere grillino Francesco De Pasquale commenta i dati dell’escavazione «Fra blocchi estratti e materiale di scarto non viene rispettato il limite imposto»

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CARRARA. I dati, quelli forniti dall’ufficio Marmo del Comune di Carrara, parlano da soli: c’è una cava, in concessione a uno dei big del settore, dove il rapporto tra blocchi e scaglie è inferiore a 1 a 10 quando in base alla legge regionale dovrebbe essere almeno di 1 a 4, pena la caducazione della concessione. È solo uno dei casi, forse il più eclatante visto il nome del concessionario e della cava in questione, che ha snocciolato Francesco De Pasquale, consigliere del Movimento 5 Stelle, davanti alla commissione Marmo.

L’esponente grillino ha incrociato i dati (riservati perché corredati dal numero di cava e dal titolare della concessione, ndc) sul 2014 forniti dal comune di Carrara rispetto a cave attive, tariffe applicate e produzione, integrando la sua analisi con quelli relativi alla produzione dal 2005 al 2014 forniti a suo tempo sempre dal municipio a Legambiente. Oltre a una discrepanza sui numeri “generali” - a fronte dei 76 cave attive, le tariffe sono applicate a 77 cave mentre le informazioni sulla produzione arrivano solo da 71 – De Pasquale ha rilevato che in molti casi il rapporto tra blocchi estratti e materiale di scarto non rispetta i limiti imposti dalla norma regionale.

E se questo “squilibrio” qualche volta può essere giustificato e legittimato da operazioni di bonifica, con la rimozione di grandi quantitativi di scaglie e terre durante la ricerca di bancate di marmo pregiato o la messa in sicurezza della cava, il consigliere del Movimento 5 Stelle ha dimostrato che spesso lo sforamento delle soglie perdura da anni, se non da decenni. L’esempio della cava “illustre” illustrato nel dettaglio da De Pasquale è eclatante ma non isolato: per semplificare il consigliere ha considerato solo il rapporto tra blocchi e scaglie bianche ma tra i materiali cosiddetti di scarto ci sono anche scaglie scure, terre e sassi da scogliera. Questo implica che il gap tra materiale ornamentale e i cosiddetti “scarti” è ancora più ampio di quello che risulta dal solo raffronto tra blocchi e scaglie bianche. Le proporzioni sono comunque molto lontane da quelle previste dalla legge. Nel 2005 dalla cava esaminata sono stati estratti blocchi per 27 mila tonnellate e scaglie bianche per 211 mila, nel 2006 blocchi per 22 mila tonnellate e scaglie bianche per 232 mila, nel 2009 blocchi per 25 mila tonnellate e scaglie bianche per 229 mila, nel 2010 blocchi per 29 mila tonnellate e scaglie bianche per 248 mila, nel 2011 blocchi per 32 mila tonnellate e scaglie bianche per 255 mila, nel 2012 blocchi per 28 mila tonnellate e scaglie bianche per 241 mila e nel 2013 blocchi per 19 mila tonnellate e scaglie bianche per 292 mila.

Negli ultimi dieci anni, dunque, il rapporto tra materiale ornamentale e scaglie bianche si è aggirato intorno al 10%, ancora più risicata dunque la proporzione tra blocchi e scarti che è stata regolarmente e costantemente molto lontana dal 25% imposto dalla norma regionale.«Qui non si tratta di qualche annata segnata dalle operazioni di bonifica: stanno distruggendo il monte, stanno mettendo in atto un disastro ambientale» ha attaccato De Pasquale. Non solo, a destare i sospetti del consigliere grillino ci sono anche tanti casi di cave dove, ad esempio, non viene estratto nemmeno un grammo di scaglie scure o altre che non scavano alcun materiale di scarto ma solo blocchi.

“Anomalie” segnalate con nomi e numeri al dirigente del settore Marmo Marco Tonelli che si è impegnato a fare le verifiche del caso e rispondere al consigliere Francesco De Pasquale

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