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I più poveri della Toscana

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In provincia il reddito pro capite più basso della Regione

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MASSA CARRARA. Con il crollo del reddito pro-capite, tornato ai livelli degli anni '90, soffre anche il piccolo commercio apuano. Con 13.890 euro disponibilità pro-capite, gli apuani sono i cittadini toscani con il reddito più basso della Toscana. Rispetto al 1995 il loro reddito è sceso del 17.6%. E' tutta da ricercare in questa dinamica, quella delle famiglie con meno disponibilità economica, incapaci di risparmiare ed impossibilitate a fare acquisti ed alimentare i consumi, la crisi che sta vivendo, ormai senza arrestarsi dal 2008, il commercio della provincia di Massa Carrara che solo nell'ultimo anno ha perso l'1,5% del giro d'affari. A pagare il prezzo più pesante sono stati i negozi di vicinato, le piccole botteghe, gli alimentari, le macellerie, i negozi di abbigliamento e i mobilifici a discapito delle grandi strutture di vendita dove non solo hanno tenuto, ma in taluni casi anche incrementato. In sintesi meno botteghe, e più centri di vendita organizzata. E' la fotografia scattata da Rapporto Economia elaborato dall'Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara: le famiglie apuane, in tempo di crisi, hanno messo in campo comportamenti prudenti e restrittivi, acquistando di meno e preferendo prodotti di qualità mediamente più bassa (info su www.ms.camcom.gov.it). "La conseguenza diretta tra potere di acquisto e consumi ha una ricaduta immediata sulle attività commerciali. Le famiglie, in questo ultimo quinquennio, hanno visto erodere la propria disponibilità: le motivazioni sono la crisi occupazionale che nel frattempo ha toccato livelli record del 16,4%, l'aumento dei costi delle bollette di gas ed acqua e della pressione fiscale a cui dobbiamo legare un paniere sempre più complesso dove sono subentrati tecnologie ed altri beni.

Semplificando: i soldi sono diminuiti, le esigenze sono aumentate. Chi oggi ha disponibilità tende a fare acquisti ragionati - prosegue - e questo è un altro freno alla fiducia". Dal 2009 ad oggi la rete distributiva locale al dettaglio fisso ha registrato una perdita netta di 83 attività, -2,8%, per complessivi 9,8 mila mq di vendita. Solo negli ultimi dodici mesi il territorio ha perso 51strutture commerciali e oltre 2 mila mq di vendita disponibile. Il dazio più pesante - come anticipato - è stato pagato in questi anni dalle attività di vicinato: nella fascia fino a 150 mq di vendita, infatti, si sono persi dal2009 ad oggi 116 unità e 7.100 mq di vendita, di cui 95 unità per 4.700 mq negli ultimi dodici mesi.

In altri termini, le piccole attività hanno perduto per strada nell'ultimo quinquennio il 6,3% delle strutture e il 7,5% delle superfici del 2009. Diversamente le fasce intermedie sembrano aver retto meglio alla crisi, denotando in taluni casi anche incrementi come nella fascia tra i 250 e i 400 mq. Sulle grandi strutture di vendita, dal 2009 il territorio ha perduto un'unità nella fascia tra i 1.500 e i 2.500 mq. Complessivamente la rete commerciale ha in ogni caso perso terreno: - 1,7% di esercizi, - 1,2% di metri quadrati.

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