Il presidio
«Ma le piante ci salvano dai pericoli»
L’esperto: il problema è il cemento La vegetazione invece può essere utile
MASSA. Tagliare la vegetazione nei fiumi non diminuisce il rischio idraulico ma, spesso, lo aumenta. Il problema invece, a Massa come nel resto d’Italia, si chiama cemento. A dirlo è Giorgio Zampetti, uno dei massimi esperti del settore della gestione delle risorse idriche e del rischio idrogeologico: geologo, responsabile scientifico di Legambiente.
«Dopo le alluvioni e i disastri che continuano a causare nel nostro Paese, purtroppo ci sono ancora troppo spesso mistificazioni – dice - Le reali cause sono da ricercare nell’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, aggravati dalle decisioni scellerate di urbanizzazione realizzate negli ultimi decenni che hanno reso il territorio sempre più vulnerabile».
Ma nonostante tutto - dice l’esperto - «si continua a costruire, come dimostrano i dati Ispra sul consumo di suolo che ci indicano che oggi vengono consumati 345 metri quadrati di suolo all’anno per abitante». Un altro dato interessante da ecosistema rischio di Legambiente e Protezione civile, e che riguarda anche la provincia di Massa Carrara, degli oltre l’80% dei comuni intervistati che ha in aree a elevato rischio idrogeologico strutture, edifici, scuole o ospedali, un terzo di questi lo ha edificato negli ultimi dieci anni, quando sarebbero già dovuti essere in vigore i vincoli dettati dalle perimetrazioni dei Pai (piano assetto idrogeologico) e, dato ancora più inquietante, meno del 5% ha avviato delocalizzazioni. «Ma la colpa, nelle dichiarazioni di molti - dice Zampetti - continua ad esser nei fiumi non scavati e nella vegetazione spondale». Quindi scavare in alveo non aiuta a ridurre gli effetti delle piene? «Esatto. Si tratta di misure non solo inutili ma controproducenti visto che non fanno altro che scaricare il rischio più a valle e provocano un abbassamento dell’alveo che gradualmente induce scalzamento e crollo di ponti, difese spondali e argini, richiedendo ulteriori interventi e spese per compensare gli effetti negativi che hanno creato». E il taglio delle piante? «In alcuni punti la corrente va velocizzata, in altri va rallentata e solo studi idraulici possono valutare effettivamente la situazione. Gli interventi di “pulizia fluviale” sono il più delle volte “controproducenti” dal punto di vista idraulico. La vegetazione in alveo, infatti, svolge due utili funzioni: intercetta e trattiene parte degli alberi portati in alveo dalle frane e accresce l’attrito e riduce perciò la velocità della corrente e la sua forza distruttiva. L’unico intervento ragionevole di manutenzione in alveo è la rimozione mirata dei singoli esemplari arborei morti o pericolanti, evitando il taglio a raso che oltretutto elimina completamente la vegetazione, e quindi gli habitat di molti animali». (M.C.)
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