Il Tirreno

I periti: quel rogo era doloso

I periti: quel rogo era doloso

Tre i focolai nel cantiere nautico del testimone di giustizia Gianfranco Franciosi

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AMEGLIA. L'incendio che la sera di venerdì 18 settembre ha seriamente danneggiato il cantiere di Gianfranco Franciosi, noto alle cronache per essere testimone di giustizia come infiltrato in un cartello spagnolo della droga, è di origine dolosa così come si era ipotizzato fin da subito.

A metterlo nero su bianco è la perizia redatta dallo studio Rischi & Perizie di Carrara per conto di Franciosi. L'incendio sarebbe stato scatenato da tre roghi «causati certamente da matrice dolosa - scrive il perito nella relazione - con almeno tre inneschi distinti e separati».

Nella relazione vengono individuati i punti degli inneschi:«Le tracce lasciate dal fuoco si trovano nella parte inferiore dei canneti posti dietro al fabbricato mentre i detriti dei vetri della porta d'ingresso sono stati rinvenuti al suo interno».

E il terzo:«i danni del fuoco della zona bagni sono posti anch'essi all'esterno del fabbricato principale».

Subito dopo l'incendio Franciosi ha scritto una missiva al Ministero dell'Interno per chiedere la conferma scritta del «cessato pericolo di morte» legato all'attività di testimone di giustizia e se l'incendio che ha colpito il suo cantiere «è escluso che possa essere di origini della criminalità organizzata».

L'incendio ha messo a rischio anche la partecipazione del cantiere al Salone Nautico di Genova con delle imbarcazioni prototipo a cui il testimone di giustizia stava lavorando proprio nei giorni dell'incendio. Tre le imbarcazioni bruciate nel rogo.

Nonostante le mille difficoltà, Franciosi è comunque riuscito a partecipare all'importante fiera genovese.

Luca Borghini

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