Il Tirreno

Commercio in crisi La resa dei veterani

di Chiara Sillicani
Commercio in crisi La resa dei veterani

Nella Galleria Da Vinci c’è chi chiude dopo 26 anni di storia

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MASSA. C’è la città e c’è l’altra città. C’è il centro storico e c’è tutto il resto. E il discrimine, l’elemento che taglia e differenzia è l’Aureali: sopra il cuore e gli investimenti, sotto il senso di solitudine. Ed è nell’altra città che continua il nostro viaggio, alla scoperta dell’economia che arranca, del commercio che cammina a piccoli passi e fatica. Tra le serrande abbassate e gli appelli di chi all’amministrazione chiede di puntare su una visione inclusiva di centro città. Oltre le piazze pedonali, oltre la zona a traffico limitato, oltre le strade storiche. Oltre la lingua d’asfalto dell’Aurelia.

Una prima incursione nell’altra città l’abbiamo già fatta: tappa al condominio Cristallo, lungo via Marina Vecchia (all’Oviesse, per capirci). Luogo scelto dai nomi che hanno fatto la storia del commercio locale, è oggi una prova di resistenza: i pionieri e i veterani non si arrendono. Tutto il resto è deserto: fondi sfitti. Anche in sequenza, 4 0 5 cartelli di “Vendesi” e “Affittasi” l’uno dopo l’altro.

La seconda tappa del viaggio è la galleria Leonardo Da Vinci: lì anche i veterani gettano la spugna. Ha deciso di dire addio a 26 anni di attività Giovanna Andreazzoli, contitolare dello storico negozio “Casa mia” che ha vestito buona parte degli appartamenti cittadini. Tende, asciugamani, coprisedie, coperte: qualità e clientela fidelizzata non bastano più. Perché di gente sotto la galleria non se ne vede e la distesa di serrande abbassate certo non ne porta.

Giovanna non si nasconde dietro un dito e ammette che la crisi c’è e la ripresa no: ad imputare ogni responsabilità all’amministrazione non ci sta. Ma non può esimersi dal notare che una gestione della città e dei suoi spazi proprio non c’è: «Qui, diversamente da quanto accade in centro, non si vede un’iniziativa». E cita quello che considera l’esempio macroscopico della “latitanza”: l’illuminazione natalizia. «Le luci sono ormai solo nel cuore della città, per il resto nulla, non un evento, non una lampadina. Non possiamo contare su alcun aiuto - allarga la sua riflessione - non ne abbiamo dalle banche, non ne abbiamo dal Comune». Comune che - spiega la commerciante - ha fatto scelte penalizzanti e al primo posto della lista, Giovanna Andreazzoli mette i parcheggi a pagamento. E non è l’unica. È un coro unanime sotto la galleria Da Vinci: «Se il posto non si trova, se i posteggi costano troppo, la gente qui non viene».

Giovanna Andreazzoli alla critica a prescindere non ci sta e se c’è del buono lo sottolinea. Plaude, quindi, alla scelta di riportare il mercato in centro: «Quando i banchi sono stati trasferiti in viale Roma, il contraccolpo lo abbiamo sentito». E se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto: «Ho pensato alla soluzione centro città, ma l’ho bocciata: gli affitti sono troppo cari». Così ha deciso, con la socia, di abbassare le serrande. Dopo 26 anni e prima di maturare età e contributi per la pensione. E un pezzo di storia del commercio se ne va: «In città - e la triste chiosa di Giovanna Andreazzoli - non ci sarà più neanche un negozio di biancheria per la casa». Ci sarà invece un fondo sfitto in più. Davanti ad altri fondi sfitti.

Anche Isola Quieti, titolare di “Elisir Cafè” sente gli effetti della crisi che si associano, però - aggiunge - alla mancanza di iniziative e interventi dell’amministrazione. «Non ci sono eventi, non ci sono manifestazioni, qualsiasi siano le nostre idee l’unico modo per concretizzarle è mettersi le mani in tasca. Se hai una proposta devi pagare». E senza iniziative la gente non si fa vedere e «se il passeggio manca, si riduce il lavoro. Ci sono i clienti fissi, fidelizzati, ma non bastano più. In 11 anni di attività in galleria - Elisa Quieti tira le somme - il cambiamento è stato pesante». E non in positivo.

Vero, la galleria è privata, proprietà del condominio che la sovrasta, ma i commercianti assicurano - ed è l’aspetto su cui insistono di più - «che quando si tratta di chiedere soldi, il Comune, privato o non privato, si fa avanti. Si tira, invece, indietro quando si tratta di tirarli fuori quei soldi». Costringendo chi in galleria lavora a sentirsi di serie B, gente a cui si chiede, ma a cui non si dà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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