Italia
La Liberazione di Massa
Proprio il 10 aprile una cannonata uccise il capo partigiano Pegollo
MASSA CARRARA. La Liberazione, il 10 aprile 1945, fu segnata da una cannonata proveniente da Punta Bianca che finì vicino al Palazzo Ducale, pieno di partigiani e cittadini e che uccise il capo partigiano Arnaldo Pegollo, di Forno, poi MOVM. Piero Pegollo, giovane partigiano ricorda che ci furono anche 4 feriti: un soldato alleato e 3 partigiani: Andreoni (in barella in una delle foto del Tirreno), Bimbi e Tonarelli (zio dell'ex Sindaco Pucci). La disgrazia spense l'euforia di tutti per la fine della guerra.
Per il dopo Liberazione si possono fare considerazioni sul piano militare, politico e amministrativo e quello economico e sociale.
La guerra continuò oltre Massa, l'11 gli alleati giunsero a Carrara, di fatto già liberata dai partigiani, ma si ebbero ancora scontri, il partigiano massese Ettore Teani, della formazione F3, che continuò oltre la sua città (è doveroso ricordarlo!), perì il giorno 13 aprile cercando di snidare una mitragliatrice tedesca ad Avenza. La guerra proseguì oltre nella zona di Ortonovo e Castelnuovo Magra, e poi tra Fosdinovo e Fivizzano, dove i famosi Nisei subirono molte perdite e il loro tenente Daniel Inouye (poi Senatore USA) vi perse un braccio. Si ebbero i combattimenti di Casola e Comano e la battaglia di Licciana, con la cattura di centinaia di soldati tedeschi e repubblichini, fino alla liberazione di Pontremoli, il 27 aprile, quando Milano era già liberata.
Il CPLN (Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale) il 12 aprile 1945 nominò Prefetto Pietro Del Giudice, un Frate Domenicano, socialista, che era stato a capo dei Patrioti Apuani. La nomina fu ratificata dagli alleati. Fu uno dei "prefetti della Liberazione" che dovevano essere la svolta nella burocrazia dello stato, ma che furono ben presto sostituiti. La provincia era ferita dalle violenze nazifasciste e le città principali distrutte dai bombardamenti (Montignoso ebbe l'80% di case abbattute), Pietro fu definito il Prefetto dei calcinacci.
I rappresentanti delle amministrazioni furono designati dal CPLN, e dai partiti componenti. Il Prefetto ebbe a fianco Dazzi repubblicano, e Piccinini popolare. Alla Deputazione Provinciale fu il popolare Giorgi e poi Bondielli, vice fu Don Rosini. Il 25 aprile Del Giudice nominò la giunta di Apuania, Sindaco fu il comunista Andrei, e suoi vice: Grassi socialista, e Orlandi socialista. Presidente del Consiglio Provinciale dell'Economia fu il comunista Bertolini; direttore della Sezione Prov. per l'alimentazione fu lazionista Maggio; Provveditore agli studi fu Rolla repubblicano; Questore Battistini di Carrara, e della stessa città furono i dirigenti di Cassa di Risparmio, Intendenza di Finanza, Uff. Tecnico Erariale, Genio Civile e Consorzio Agrario. La distribuzione fu equanime in relazione partiti, ma i massesi contestarono una preponderanza di uomini di Carrara. Diatriba storica, e credo infinita! Era già dimenticata la purezza del metodo paritetico usato nella composizione del CPLN, un rappresentante per ogni forza politica!
Il problema politico dei fascisti fu affrontato con le Commissioni per l'Epurazione. Quella massese stilò un elenco di 35 nomi di squadristi criminali e di responsabili politici. Di quell'elenco solo due ufficiali furono processati e condannati. Del resto nel 1947 intervenne l'amnistia Togliatti. Nei primi anni del dopoguerra la giustizia italiana aveva incarcerato 26 mila fascisti. Ma dopo il 1947 nelle carceri ne restarono solo duemila, nel 1952 erano più solo alcune decine.
Il dramma maggiore fu sociale. La popolazione affamata, l'economia azzerata. La Zona Industriale distrutta, e gli stabilimenti spogliati dai tedeschi dei macchinari, operazione contrastata dagli operai. L'agricoltura non aveva più terreni coltivabili, perché i più erano stati minati, e occorse una lunga opera di risanamento, che porto morti e feriti, anche tra i bambini. La maggior parte della popolazione, che dal settembre 1944 era stata fatta evacuare dai tedeschi, si era rifugiata a Carrara, altra sui monti. Al rientro ognuno riandò alla propria casa trovandola, se non distrutta, depredata di tutto. Le persone si avventuravano tra le macerie raccogliendo le loro cose. Nel centro città le strade erano bloccate da cumuli di macerie sopra le quali si passava. Dura fu la vita per tutti in quei primi tempi, che non finirono però tanto presto. Soprattutto nei paesi montani si diffuse anche la pratica dell'elemosina, la gente raggiungeva la Padania alla ricerca di un qualcosa, per poter vivere, forte della esperienza del tempo di guerra, quando nelle stesse zone si scambiò sale con farina. Solo nella prima metà degli anni Cinquanta, con la ripresa della Zona Industriale, fortemente voluta dalle forze politiche e sindacali, e con la ripresa delle attività agricole, ritornò un certo benessere. Il clima di quel tempo è compiutamente riassunto in un volantino che il Prefetto appese alla porta del suo Ufficio, il 15 aprile 1945! Per me è un documento di estrema concretezza e di valenza assoluta.
Vi emergono due principi fondamentali: 1 - il richiamo etico ad una società nuova che fu il grande lascito della Resistenza e dei CLN; 2 - il richiamo ai diritti civili che trovò attuazione nella Costituzione. Massa tali valori li aveva ben espressi, col suo Prefetto, già nel 1945!.
Massimo Michelucci - Vicepresidente ISRA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
