Il Tirreno

L’analisi sull’Unione dei Comuni divide i sindaci della Lunigiana

L’analisi sull’Unione dei Comuni divide i sindaci della Lunigiana

Condanna da Pedrini, invito all’unità da Mastrini e Leri, proposta di riforme da Ballerini e Marconi in più la non adesione di Pontremoli e la scissione di parte della Polizia municipale comprensoriale

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CASOLA. Il dibattito che si acceso intorno al ruolo dell’Unione dei Comuni (a cui non ha aderito Pontremoli e alle prese con la scissione di parte della Polizia municipale comprensoriale) continua a svilupparsi e a interessare tutte le realtà che lo compongono, giungendo a comprendere quali siano le reali aspettative che il territorio ha nei confronti dell’Ente e delle possibili fisionomie che potrebbere assumere o meno nel corso di questi mesi. Dopo la proposta lanciata da Carletto Marconi, sindaco di Bagnone, l’invito all’unità da parte di Cesare Leri (Comano)e di Matteo Mastrini (Tresana), arriva l’analisi di Riccardo Ballerini (Casola), attuale presidente dell’Unione e di Egidio Pedrini, sindaco di Zeri.

La posizione di contrapposizione più forte la mostra proprio Pedrini che si mostra il nemico numero uno della realtà collegiale, chiarendo come la sua nascita «sia viziata da due fattori di fondo. Il primo è l’aspetto di questo organo, nato dalle ceneri della Comunità Montana e a essa simile in tutti gli aspetti, resuscitandola con una forma giuridica differente, ma di fatto del tutto uguale. Io sono contro questo Ente in quanto non è riuscito a produrre risultati sul territorio, non è riuscito a garantire ai cittadini servizi più efficienti a un costo più basso. Si dovrebbe ragionare attraverso la stipula di convenzioni, non di funzioni associate, solo in questa maniera si può garantire un effetto positivo nella loro erogazione. L’Unione dei Comuni non deve essere omnicomprensiva di tutto il territorio, ma solo di quelle zone geograficamente contigue che possano permettere davvero un interscambio nello sviluppo di servizi al cittadino. Solo in questa maniera si può giungere all’efficienza. L’altro vizio è costituito dalla presenza di una maggioranza e di un’opposizione al suo interno. Bisogna superare questo sbarramento. Quando io vado in Unione rappresento Zeri e rappresento sia i cittadini che mi hanno votato che quelli che non l’hanno fatto: bisogna capire che questo è l’unico metro valido per fare funzionare le cose».

Riccardo Ballerini, sia per il ruolo di presidente dell’Unione che come sindaco di una piccola comunità, prova a sviscerare questi malumori che stanno nascendo: «Noi sindaci prendiamo decisioni all’interno della giunta per il bene del territorio. Bisogna che questo torni a essere la tematica centrale di tutta la discussione, dando particolare attenzione ai cittadini. Di questi tempi i sindaci svolgono il loro compito come volontariato per cercare di fare funzionare le cose. Ci deve essere un allontanamento dai campanili in sede d’Unione, certo, ma altrettanto vero è che ogni rappresentante deve mettere davanti le esigenze del suo territorio. Non siamo ancora pronti o maturi a diventare un’unica realtà e la decisione calata dall’alto delle fusioni e delle unioni, della rimodulazione dei territori, comprendendo anche la creazione delle città metropolitane doveva essere invece sviluppata dal basso. Se il legislatore si fosse confrontato anche con noi, avrebbe compreso quale grado di complessità si raggiunga in questo territorio. C’è però un barlume di speranza, visto che tutti abbiamo a cuore il bene della Lunigiana. Occorre confrontarci, con la volontà di tutti i sindaci a lavorare per il bene comune del comprensorio». conclude Ballerini (c.b.)

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