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Vertenza Eaton, i sindacati ricevuti in prefettura

MASSA. «O l'azienda riprende il dialogo con i sindacati o noi riprenderemo le nostre azioni di lotta». È il senso dell'incontro che si è tenuto ieri a palazzo Ducale tra il viceprefetto Giuseppe...

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MASSA. «O l'azienda riprende il dialogo con i sindacati o noi riprenderemo le nostre azioni di lotta». È il senso dell'incontro che si è tenuto ieri a palazzo Ducale tra il viceprefetto Giuseppe Larosa e sindacati sulla vertenza Eaton, all'indomani del presidio di protesta che si è tenuto proprio davanti ai cancelli della fabbrica mercoledì sera. Un secondo sit-in si è tenuto anche ieri mattina proprio mentre nelle stanze della prefettura prendeva vita l'incontro: una quarantina di ex operai Eaton si sono dati appuntamento alle 10 in piazza Aranci a mo' di segno delle azioni di protesta che potrebbero intraprendere «se questa infinita vertenza non incomincia a dare i suoi frutti», chiarisce Michele Folloni, segretario provinciale della Fim Cisl, all'uscita dell'incontro, aggiungendo: «Vedremo in questi giorni cosa accadrà, se Ricci (Emilio Ricci, proprietario della Iglom che ha acquistato parte dell'area ex Eaton per la reindustrializzazione, ndr) continua a non voler dialogare con noi senza fare quanto stabilito con l'accordo, noi agiremo di conseguenza». Il senso dell'incontro quindi era proprio questo:«Mettere a conoscenza la prefettura di quanto sta accadendo – fa sapere Folloni – anche perché, nell'ultimo periodo della vertenza, è stata coinvolta al tavolo istituzionale. Ma anche per avvisarli che noi non siamo disposti a accettare una chiusura del dialogo da parte dell'azienda». Il 30 settembre infatti era il termine per presentare il calendario delle assunzioni, che tuttavia non è arrivato. I lavoratori si sono quindi presentati ai cancelli della fabbrica. Dopo un paio di ore è uscito Ricci stesso, invitando i sindacati ad aprire una discussione in quel momento, davanti ai cancelli - nel frattempo era arrivato anche il primo cittadino, Alessandro Volpi. Ma i sindacati si sono rifiutati sostenendo che«un dialogo serio e sensato debba avvenire intorno a un tavolo e non per strada».

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