Il Tirreno

La cava Venedretta mette in cassa tutti i dipendenti

di Cinzia Chiappini
La cava Venedretta mette in cassa tutti i dipendenti

Non c’è l ’autorizzazione del Comune mentre pende al Tar il ricorso per il mancato rilascio della concessione

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CARRARA. «Da luglio non è stata rinnovata l'autorizzazione all'escavazione alla nostra cava e quindi siamo dovuti ricorrere alla cassa integrazione per tutti i nostri dipendenti»: lo ha scritto nero su bianco in una missiva indirizzata ai membri del consiglio comunale Ilaria Ricci, presidente della società Ricci Ugo&Sergio srl, protagonista di un acceso contenzioso con il municipio per il mancato rilascio della concessione per la cava Venedretta C.

Il caso torna all'attenzione della commissione marmo non solo per la nuova missiva recapitata ieri mattina ai consiglieri, ma anche perchè il municipio sta affilando le armi nell'ambito del contenzioso legale con la famiglia Ricci che, come ultimo atto di una lunga diatriba giudiziaria, ha presentato ricorso al Tar della Toscana per il mancato rilascio della concessione. La notizia del ricorso, arrivata a metà settembre, aveva messo in allarme tutti i membri dell'assise, preoccupati di dover rispondere "personalmente" dell’accusa, visto che il rilascio delle concessioni è una funzione di competenza del consiglio comunale.

Un timore "fugato" ieri mattina dal dirigente del settore Marmo, Marco Tonelli che davanti alla commissione presieduta da Massimo Menconi ha chiarito: «L'ente giuridicamente competente è il comune di Carrara, dunque a rispondere non saranno i singoli consiglieri. Il ricorso, in quanto tale, è all'ente non al consiglio comunale che non ha personalità giuridica». Insomma i consiglieri carraresi possono tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora: loro, infatti, potrebbero essere chiamati in causa solo alla fine dell’iter al Tar, a seguito di un eventuale sentenza favorevole ai Ricci e solo se questi decidessero di avviare una causa per risarcimento danni. Uno scenario che verrà affrontato a tempo debito anche perché, in questa fase, anche in vista della prima udienza al Tribunale amministrativo regionale, fissata per il 19 novembre, l’amministrazione è impegnata a portare avanti altri atti. In particolare, sempre per quanto riguarda il contenzioso con i Ricci, è in fase di stesura una proposta di delibera, che sarà vagliata dal consiglio comunale, per “concludere” il procedimento sulla concessione della cava Venedretta C: un intervento “tardivo”, perché, come ha sottolineato Lucio Boggi (Pd) nel dibattito in commissione, il presidente del Consiglio Comunale Luca Ragoni con una missiva si era impegnato a rispondere ai Ricci entro il 30 giugno. «E’ stato un errore, prima di scrivere avrebbe dovuto consultare un avvocato: la scadenza non è stata rispettata e i Ricci hanno potuto impugnare il “silenzio assenso” davanti al Tar» ha detto Boggi, evidenziando che in effetti il ricorso è scattato 60 giorni dopo la data indicata da Ragoni. Adesso, quindi, l’amministrazione porterà in consiglio una proposta di delibera, per chiudere il procedimento: Palazzo Civico richiamerà da un lato alcune sentenze già acquisite, che hanno sancito come per quella cava ci siano più “con-titolari” di diritti di concessione, e dall’altro la fase di innovazione normativa che sta affrontando il settore lapideo, con l’applicazione della Legge regionale 35 e la riforma del Regolamento degli Agri Marmiferi.

Tenuto conto di questi elementi, ha spiegato il dirigente Tonelli, «il consiglio non può certo dire che il concessionario della VenedrettaC è solo uno, e comunque non può rilasciare concessioni, data la situazione derivante dalle nuove leggi». Insomma l’amministrazione prova a prendere tempo in attesa che venga sciolto il nodo giudiziario sulle concessioni della cava i cui tempi, come spesso accade, non saranno certo brevissimi: intanto gli operai della Venederetta restano a casa, in cassa integrazione, perché senza autorizzazione da parte dello stesso municipio non si può scavare.

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