Il presidio
Unione solo per piccoli Comuni, no di Leri
L’ex presidente dell’Ente replica al sindaco di Bagnone: Non tiene conto dei problemi tecnici
COMANO. La proposta di Carletto Marconi: creare un’Unione dei Comuni composta solamente dalle realtà comunali al di sotto dei 3mila abitanti, convenzionandosi con quelle maggiori per sviluppare i servizi da erogare sul territorio, detenendo, in questa maniera, maggiore controllo su quelli che confluirebbero, obbligatoriamente, nel pacchetto delle funzioni associate.
Non è d’accordo su questa possibilità Cesare Leri, sindaco di una piccola comunità come Comano ed ex presidente dell’Unione dei Comuni. «Carletto Marconi nel presentare questa idea – spiega – non tiene in considerazione di alcuni problemi tecnici e legislativi che potrebbero affacciarsi nella sua messa in pratica. I valori iniziali su cui si è poggiata l’Unione non è finito, ma si deve rilanciare. Se si volesse davvero realizzare un progetto come questo si andrebbe a cancellare lo spirito di unità e coesione territoriale. Naturalmente l?unione ha avuto i propri limiti, ma bisogna essere ancora più capaci nel superarli e camminare verso una visione collettiva. L’Unione composta da soli 8 Comuni non avrebbe significato, ma soprattutto non avrebbe quel peso specifico per dialogare con gli enti sovraccomunali».In questa vicenda per Leri bisogna essere in grado di «sorpassare i campanilismi giungendo a una visione globale che ci consenta di continuare in quel lavoro di ottimizzazione del territorio, continuando a mostrarci coesi, ragionando come collettività. Un amministratore che ha a cuore la Lunigiana deve necessariamente possedere questa peculiarità. Ecco perché respingo con forza questa proposta che sviluppa una visione parziale del territorio, lavorando per il territorio migliorando gli strumenti».
Quello che si profila è un profondo dibattito tra le varie anime di un territorio che si rinchiude all’interno di uno stesso nome, Lunigiana, ma che porta con sé una storia fatta di campanili, antica, di sfottò e di un’orgoglioso, certe volte troppo radicale, attaccamento alle proprie origini ed al luogo di residenza. Una sfida che fu lanciata con l’Unione e che ora diventa una scommessa da vincere per il comprensorio e per i cittadini, creando un’unica identità che si svincoli dalle quattordici roccaforti che, nel tempo, si sono create. Continuare a frammentare il territorio in tale maniera non conviene a nessuno, rallentando la corsa verso il rilancio economico e promozionale di tutta un'area.(c.b.)
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