«Qualcosa non va ma non c’è racket»
Gli imprenditori del quartiere sui due incendi ravvicinati
CARRARA. Sono aziende che si sono nate e cresciute al Centro Tuscania e che hanno aperto i battenti quando ancora il plesso era circondato dai campi, nella zona accanto al viale XX Settembre. Nei circa 20 anni trascorsi da allora ne hanno viste un po’ di tutti i colori ma mai due incendi dolosi in sei mesi.
La preoccupazione è davvero alta tra i titolari delle attività produttive insediate nel sito dove, lunedì notte, è stato incendiato il fondo commerciale che ospitava FidoDiscount, proprio nei pressi della sede di Apuafarma.
Le indagini in corso non escludono nessuna pista, nemmeno quella dell’incidente ma la probabilità che si sia trattato di un atto doloso sembra essere molto alta. Altissima.
Se così fosse si tratterebbe del secondo caso in sei mesi, dopo l’incendio appiccato a metà marzo all’emporio gestito dai commercianti cinesi in un’altra palazzina del Centro Tuscania, situata a meno di cento metri da quella devastata la notte scorsa.
Di qui la preoccupazione degli imprenditori: molti stanno pensando di potenziare i sistemi di sicurezza, tutti però escludono la pista del racket. «Siamo qui dal 1994, quando il centro era appena stato costruito e intorno c’erano solo i campi» racconta Angela Giannarelli, dal suo Ducati Carrara Store dove sono in vendita i bolidi del marchio italiano, proprio davanti al capannone semidistrutto dall’incendio.
«In tanti anni non si era mai vista una cosa del genere, due incendi in sei mesi fanno pensare» ammette l’imprenditrice che però esclude la pista del racket e parla di un quartiere da sempre molto tranquillo. Un’ipotesi, quella che i due roghi siano azioni di ritorsione da parte della criminalità a seguito di richieste di “pizzo” disattese, che non convince nemmeno Gianfranco Lochman, storico titolare dell’omonima ditta di macchinari per il marmo.
Lui, 73 anni lo dice senza timore di essere smentito: «In tanti anni non ho mai visto movimenti sospetti né avuto richieste strane…l’avrei denunciato» commenta l’imprenditore che però aggiunge: «un incendio poteva essere un caso, due in sei mesi no. C’è qualcosa che non va».
Anche per questo Lochman e gli imprenditori limitrofi stanno pensando di potenziare il sistema di sicurezza a tutela delle loro aziende, installando un circuito di videosorveglianza “condominiale” per meglio monitorare quello che accade nel sito, soprattutto di notte.
«Quando accadono cose del genere ti fai tante domande e ovviamente la preoccupazione si fa sentire» conferma Roberto Currà del Bar Sonia, ammettendo che «la cosa fa pensare perché in entrambi i casi si trattava di attività appena avviate ».
Certo l’inquietudine per quanto accadute è sicuramente il sentimento che prevale, soprattutto tra coloro che al Centro Tuscania gestiscono un attività, ma la vicenda dei roghi ha sollevato anche molta curiosità, soprattutto tra chi è solo di passaggio.
«La gente viene e mentre beve un caffè o mangia qualcosa chiede informazioni sull’accaduto e fa le ipotesi più strane» rivela l’esercente, testimone, come spesso accade a chi lavora dietro un bancone, dei voli pindarici dei suoi avventori.
Anche nella mattinata di ieri, intanto, nella zona interessata dall’incendio, era ancora molto forte, e persistente l’odore acre legato ai fumi provocati dall’incnedio. Miasmi che nella mattinata di martedì hanno causato malori, in particolare nausea, difficoltà respiratorie e bruciore agli occhi, a molte delle persone che si sono trovate nella zona dove i vigili del fuoco hanno passato ore per spegnere l’incendio.
Malori per cui non si è reso necessario in nessun caso il ricovero al Pronto soccorso.
I cattivi odori hanno lasciato traccia anche nella mattinata di ieri quando i vigili del fuoco hanno continuato a lavorare attorno all’edificio in cui si era sviluppato il rogo. Un lavoro proseguito per ore non solo per spegnere il fuoco ma anche per mettere in sicurezza l’edificio.
Edificio, è bene ricordarlo, che non è ancora sotto sequestro ma solo interdetto in una parte della struttura, quella più danneggiata.
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