Il Tirreno

LA QUESTIONE EX COLONIE

Verve (torre Fiat) e Asi (Turimar) chiedono più volumi per il privato

Verve (torre Fiat) e Asi (Turimar) chiedono più volumi per il privato

MASSA. La “vision” è ambiziosa, gli interessi economico- immobiliari in campo sono dell’ordine delle (molte) decine di milioni. Le ex colonie della Partaccia sono, da decenni, oggetto del desiderio...

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MASSA. La “vision” è ambiziosa, gli interessi economico- immobiliari in campo sono dell’ordine delle (molte) decine di milioni. Le ex colonie della Partaccia sono, da decenni, oggetto del desiderio di grandi gruppi – da Marriot a Barilla, passando per la holding locale Asi) e oggetto di un dibattito politico senza sbocchi.

Fino a ora. Fino al varo del nuovo Regolamento urbanistico adottato dal consiglio comunale di Massa, che delinea un piano complessivo di recupero e di rilancio di quegli oltre 250.000 metri quadrati di pinete, verde, strutture fatiscenti, e una spiaggia che somiglia più alla più degradata Calabria che alla vicina Versilia. Un piano che è così riassumibile: sì agli interventi di trasformazione delle ex colonie, dalla Turimar alla ex Motta, alla Fiat, ma in un quadro di recupero complessivo di tutta la zona. E con una clausola fondamentale: i privati che investono devono farsi carico della riqualificazione di tutta l’area. Cioè della spiaggia, della viabilità, delle pinete ecc. Comunque, il Regolamento urbanistico, che deve essere ancora approvato dal consiglio comunale, dà finalmente certezze a chi intende investire sulle ex colonie. E colma quella “vacatio” normativa e politica che era stata una delle ragioni per cui il gruppo Asi aveva congelato il progetto da 40 milioni di euro presentato nel 2012 per trasformare l’ostello della ex colonia Torino e la ex colonia Olivetti in un grande albergo 4 stelle con piscina, sale convegno e via dicendo.

Il problema, però, è che Asi (formata dai gruppi Bogazzi e Red Graniti) aveva calibrato il suo progetto sulla previsione di poter sfruttare il 25% delle volumetrie per realizzare appartamenti privati da mettere sul mercato. E quel 25% viene ritenuto “congruo e necessario” per sostenere un investimento anche da Verve Spa, la società che nel 2008 ha acquistato le ex colonie Fiat alla Partaccia. Il Regolamento varato dalla giunta Volpi, invece, riduce al 15% la quota di volumi destinabile alla edilizia privata. Troppo poco, dicono gli investitori, per garantire un ritorno economico adeguato (dalla vendita degli appartamenti) all’impresa

«Noi abbiamo interesse a una grande ristrutturazione della torre Fiat e dell’intero complesso – dice Franco Doriano di Verve – però quel 15% appare piuttosto esiguo. E non solo: le previsioni del regolamento impongono la cessione di una parte dell’area dell’ex colonia al Comune, il che snaturerebbe l’unicità della struttura e renderebbe impossibile l’attuazione del progetto».

Teresa Pardini, presidente di Asi, è sulla stessa linea: «Il nostro progetto è congelato, nel frattempo la struttura è in vendita. Chiaro che la riduzione dei volumi destinati al privato frena ogni iniziativa».

L’amministrazione Volpi, intanto, pare disposta ad ammorbidire la sua posizione. Di fronte a progetti seri, è questa l’apertura, siamo disposti a valutare l’innalzamento della quota per l’edilizia privata anche al 20%. Un segnale ben accolto dalle parti di torre Fiat e Turimar dove si stanno preparando corpose controdeduzioni al Regolamento per ottenere condizioni più vantaggiose all’investimenti e dove si pensa anche a una giornata di studio e proposte a fianco dei campeggiatori per il rilancio di tutta la Partaccia.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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