Il Tirreno

La morte di Prandina: storia di un omicidio rimasto impunito

di Danilo D’Anna

L’inchiesta ha trovato un mare di indizi ma nessuna prova C’era un indagato e anche il modello del Suv: caso archiviato

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MASSA. Un’inchiesta arrivata a un passo dalla verità, ma archiviata senza un colpevole perché gli inquirenti non sono riusciti a trovare le prove per confermare quelli che erano i loro sospetti. L’avvocato Diego Prandina è morto una sera di settembre del 2011, investito da un Suv davanti al cancello della casa dove si era trasferito con la sua nuova compagna da qualche mese. In via dei Mori. Il fuoristrada dopo aver travolto l’uomo, che aveva appena 48 anni e da poco era diventato anche papà, è scappato. E non è stato mai più ritrovato: eppure lungo quella strada c’erano telecamere di videosorveglianza e i carabinieri del nucleo investigativo avevano trovato anche un testimone che aveva parlato con il presunto assassino. Nessuna di queste piste è andata a buon fine. E il sostituto procuratore Vito Bertoni, nel frattempo trasferito ad altro incarico, l’anno scorso era stato costretto ad archiviare il caso. E se non spunteranno nuovi elementi resterà insoluto.

L’incidente. L’avvocato Prandina è morto la sera del 15 settembre del 2011. Per le ferite e i traumi riportati si era pensato - prima dell’autopsia del medico legale Maurizio Ratti - a un omicidio volontario, tanto da ipotizzare ripetuti passaggi della vettura sul corpo del professionista. L’esame autoptico però aveva escluso tutto ciò. Prandina è stato travolto in una strada privata, a senso unico, intorno alle 20.30. Il pirata era fuggito via senza prestare soccorso. Unica traccia i segni di un pneumatico sull’asfalto.

Un indagato. Dopo sei mesi da quell’incidente, e alcune ipotesi che coinvolgevano parenti e conoscenti della vittima, la procura si convinse che nessuno aveva voluto uccidere l’avvocato. Era stata una disgrazia. Il nucleo investigativo e il pm Bertoni avevano iscritto nel registro degli indagati un uomo, un imprenditore cinquantenne. Avviso di garanzia per fare tutti i rilievi del caso. Ma mancava ancora la prova principale. I periti avevano trovato, nelle tracce lasciate sull’asfalto dal Suv che è fuggito dopo aver travolto e ucciso il legale spezzino, dei pollini di una pianta equatoriale che non è presente né nella provincia apuana né in nessun altro luogo in Italia. Sono presenti, invece, in un paese estero dove la persona sospettata si reca spesso per motivi di lavoro. Bertoni lo ha interrogato un paio di volte, ma l’indagato non si è mai contraddetto anche se l’alibi che aveva fornito era poca cosa (una serata passata in casa con la moglie e i figli).

Il fuoristrada. Il suv che ha ucciso il legale spezzino è sicuramente un Touareg Volkswagen. Lo dice la traccia isolata sull'asfalto di via dei Mori: il pneumatico appartiene a quella vettura. E guarda caso l'imprenditore ha un fuoristrada identico. Di più: ha un fuoristrada con una gomma che ha lo stesso difetto di battistrada trovato nella traccia isolata dalla scientifica. La sua vettura è stata sequestrata e portata a Roma per farla ispezionare dai Ris, ma non è stato trovato nulla che possa ricondurre all'incidente che è costato la vita a Prandina.

Il testimone. La sera del 15 settembre, quando Prandina è stato investito e ucciso, il pirata aveva commesso un errore: si era fermato per qualche istante vicino a dei bidoni della spazzatura ed era stato notato da un uomo che abita in via dei Mori. Sembrava il testimone chiave, ma si è contraddetto troppe volte: prima ha sostenuto che era un massese, poi che era uno straniero. Lo ha descritto sia tarchiatello sia slanciato, sia brizzolato sia pelato. E la sua attendibilità è andata a farsi benedire.

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