Italia
Rischio erosione: «Rossi, ferma il nuovo scalo»
Ambientalisti e operatori apuani e versiliesi: in pericolo un business turistico da 2 miliardi
CARRARA. La battaglia sul porto è iniziata e il fronte del no – no all’ampliamento dello scalo di Marina di Carrara – mette in campo le sue forze. I Paladini Apuoversiliesi, associazione che dal 1999 è impegnata sul problema dell’erosione della spiaggia ha chiesto e ottenuto un incontro. Per chiedere l'alt sulle opere a mare: i pennelli del Water Front e dell'ampliamento. Al faccia a faccia con Enrico Rossi, oltre ai Paladini (Orietta Colacicco, presidente, Umberto Donati vice presidente e Giampaolo Zarri consigliere) erano presenti Italia Nostra (Antonio Dalle Mura presidente regionale), Legambiente Carrara (Andrea Porchera), Amare Marina (Dariella Piolanti e Carla Gianfranchi, ambientalisti che già si erano espressi molto criticamente sui due progetti; l'Unione proprietari dei Bagni di Forte dei Marmi, l'Ageparc (con Anna Schiaffino e Francesca Frediani) e il presidente di Federalberghi e vicepresidente di Confturismo della Toscana Paolo Corchia. A livello tecnico scientifico il Professor Riccardo Caniparoli, geologo di Carrara e il professor Giovanni Sarti del dipartimento Scienze della terra dell'Università di Pisa. Una squadra capace di fare sentire le sue ragioni.
I Paladini e i loro alleati hanno dunque espresso al govcernatore Rossi le loro posizioni. Così riassumibili. Primo, eliminare dal progetto il pennello di 150 metri alla foce del Carrione previsto nel WaterFront, che potrebbe aggravare potenziali esondazioni e allagamenti oltre che provocare un aumento dell’erosione. L’associazione Amare Marina ha chiesto di non spostare l'ingresso al porto.
Ma il Water Front, che non ha necessità di ulteriori approvazioni ed é quindi realizzabile in tempi brevi, è propedeutico al progetto di ampliamento del porto di Carrara previsto dall'attuale accordo di programma. E questo allarma ancora di più il fronte del no apuo-versiliese. A preoccupare è soprattutto il pennello di 850 metri che dovrebbe entrare in mare, proprio alla foce del Carrione, cosa che, secondo Orietta Colacicco, potrebbe moltiplicare per 6 l'avanzamento dell'erosione, che già marcia al ritmo di 8 metri all'anno. «È' logico pensare infatti che una simile estensione, di almeno 6 volte superiore ai pennelli attuali, possa non solo accelerare, ma anche spostare l'erosione a sud secondo il suo raggio di azione, andando a toccare non solo la costa apuana, ma molto più in là oltre il pontile di Forte dei Marmi», dice la Colacicco.
Il professor Giovanni Sarti, nel confermare questo possibile pericolo, ha ricordato che per un'opera di tale portata mancano dati, non si conosce la portata dei sedimenti portati, come del resto non si hanno dati sull'intera costa, là dove andrebbe costruita una banca dati indispensabili per la valutazione dell'intero sistema.
A rischio infatti secondo Paolo Corchia è l'intera costa apuoversiliese, che ha «un valore culturale, pari a Piazza del Campo di Siena». In termini economici si potrebbero mettere a rischio un territorio – stimano i Paladini – che solo per la parte ricettiva (356 alberghi in Versilia e 100 fra Massa e Carrara, oltre ai bed and breakfast e alla ville in affitto) vale 2 miliardi all'anno. Questo senza contare quanto prodotto da 520 bagni, dai ristoranti, da tutte le attività commerciali e dall'indotto dei professionisti e degli artigiani. In totale si parla di migliaia di posti di lavoro. Tanto più aggiunge Donati, rafforzato dai dati di Dariella Piolanti, che a livello commerciale, non si può pensare al Porto di Carrara, che di fatto ha perso e continua a perdere: si dice del 7%. «Un porto che non viene utilizzato neanche dagli industriali del marmo, che preferiscono quello di Spezia»
E allora, ecco la proposta: «Se ci può essere un futuro questo sta nel riutilizzare lo stesso porto esistente per farne un grande porto turistico.Tanto moderno e bello, che il Water Front secondo Orietta Colacicco dovrebbe anch'esso essere ripensato in funzione, in modo da non dover poi vanificare l'investimento attuale previsto. La proposta consiste non in un progetto di ampliamento bensì in un progetto di riqualificazione con cambio di destinazione, là dove la parte turistica del porto diverrebbe predominante, lasciando una o due banchine per l'attività mercantile. Naturalmente senza alcun pennello in mare da 850 metri.
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