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Carrara come i rioni di Napoli Ma potrebbe vivere d’arte
L’artista: qui c’è un patrimonio culturale unico al mondo, da valorizzare
di MELANIA CARNEVALI
Un nome, un destino. Federica Malatesta, scultrice milanese ma “naturalizzata” a Carrara, non ha nulla a che fare con il Malatesta anarchico e scrittore, teorico del movimento libertario italiano. Ma da lui qualcosa ha preso comunque, oltre al cognome: il pensiero emancipato, libertario, che sfoga tutto nella sua stessa arte. Che, per lei, non è e non può essere merce perché è una forma di espressione del proprio io interiore, un «bisogno creativo», un modo di tirare fuori l'anima e mostrarla sotto forma di cose. La incontriamo nel suo studio in via Cafaggio, che è anche la sua casa: un bilocale al primo piano di un vecchio palazzo, dove vive con il figlio di dieci anni, Emiliano, e la sua cagnolina, un batuffolo grigio con il pelo lungo che le copre anche gli occhi. Il pranzo è pronto e servito in tavola. Ci accomodiamo e tra una forchettata e l'altra racconta la sua vita. «Ieri sera - inizia - siamo stati a vedere i fuochi d'artificio a Marina».
Vi sono piaciuti?
«Sì, non capisco però perché mettano la musica, peraltro tutte canzoni che non c’entrano nulla l’una con l’altra, da Battisti ai Pink Floyd passando per la commerciale. I fuochi sono belli così come sono, è bello sentire il rumore che fanno quando scoppiano, oltre ai colori».
Non crede quindi, come pensano molti, che siano soldi buttati?
Dipende. I fuochi, di per sé, sono uno spettacolo interessante, una bella attrazione, anche per i bambini. È chiaro che questo, per Carrara, non è il periodo giusto per spendere 20 o 30 mila euro nei fuochi d'artificio, quando ci sono persone che non hanno casa, chiedono un aiuto e non lo ottengono. Ci sono mamme con bambini autistici senza educatori nelle scuole. Anziani che non riescono a pagarsi il ticket per le analisi. Questa è una città dove si percepisce un disagio notevole. Eppure sarebbe una città ricca di risorse storiche, artistiche, culturali, a partire dal suo borgo con case del 1000 che però stanno cadendo a pezzi. Carrara è come una stanza piena di sapere, dove hanno aperto la porta e buttato una bomba».
Si riferisce alle cave?
«Le cave sono l'esempio lampante e classico di come viene gestita questa città: si preferisce il soldo facile, veloce e subito, e così vengono polverizzate le montagne per darle alla Omya. Ma il nuovo piano regolatore portuale è un altro esempio di come male venga gestita questa città: vogliono attirare crocieristi senza capire che un crocierista non lascia niente a questa città. Viene si prende una pizza, un caffè, un souvenir e poi se ne va. E intanto sono stati spesi milioni e milioni di euro che potevano essere impiegati per valorizzare le risorse di questa città».
Ad esempio?
«I soldi che vogliono investire nel porto potrebbero usarli per ristrutturare il centro storico e dare i fondi sfitti agli artisti del territorio, per farci laboratori e gallerie. Capisco che lavorare il marmo in centro non sia il massimo, ma non c’è solo il marmo e non c’è solo il centro. Immaginate il centro storico di Carrara con cinquanta laboratori e cinquanta gallerie. Si creerebbe un circolo virtuoso d'arte, che attirerebbe tantissimi turisti. Carrara potrebbe diventare una città d’arte e vivere di quello, senza bisogno di cave o ampliamento del porto. Lo ha dimostrato Studi Aperti, un evento che ha portato in una città grande come un quartiere di Milano 180 artisti e tantissime altre persone. È sbagliato pensare di riempire quei fondi con negozi per fare di Carrara una città dello shopping, perché le persone, per comprarsi le scarpe di marca, vanno a Firenze non qui. È sull'arte che bisogna puntare. Certo, questo non vuol dire che debba diventare una bomboniera come Pietrasanta, perché Carrara è preziosa così, ma almeno che venga valorizzato quello che ha. A partire dai suoi artisti. Ci sono sculture che continuano a essere esposte anno dopo anno, mentre altre rimangono nell’ombra. E allora perché con quei soldi il Comune non apre ogni tanto un bando con cui selezionare 150 artisti per creare opere d’arte da lasciare alla città in cambio di un rimborso di 200 euro? Qui il capitale umano c’è, la tecnica c’è, il materiale ’è».
Quindi cosa manca?
«La fiducia nell'arte. Il rispetto negli artisti. In Francia un artista viene pagato profumatamente perché riconoscono che quello che produce è un contributo esistenziale per la nazione. Un po' in tutta Italia ma a Carrara soprattutto, un artista è quasi di troppo. Eppure il sapere come qui non c’è da nessuna altra parte nel mondo. Ho fatto l'Erasmus a Granada e quando sono entrata nella facoltà di Bellas Artes sono rimasta scioccata: ci sono laboratori giganti e aperti tutta la notte, tutte le attrezzature immaginabili per lavorare, anche per la microfusione. Qui, ai tempi in cui ho frequentato io l’Accademia, per fondere c’era un fornellino e solo perché lo aveva portato un professore che si è sempre fatto in due per la scuola, Andrea Barsi. Eppure là non ho trovato arte e i lavori erano mediocri, qui sempre ottimi. Questo vuol dire che se gli artisti di Carrara avessero strumenti adeguati, la città volerebbe»
Non ha mai pensato di andarsene da Carrara?
«Tante volte, ma c’è anche un motivo per cui rimango. Anzitutto per mio figlio. Carrara, a suo modo, è una città a misura di bambino; sono tranquilla nel lasciarlo andare da solo in giro con la bici, perché sono sicura che non gli succede niente e se dovesse succedergli qualcosa lo verrei a sapere in un minuto. A Milano invece lo lascerebbero sul ciglio della strada, tanto è grande il menefreghismo e l'alienazione in quella città. Il bello di Carrara invece è proprio questo: il conoscere tutti, girare a piedi, incontrare persone, mettersi a parlare di arte, buttare giù idee e creare eventi dal nulla. Questo nelle grandi città si perde, è più difficile trovare così tanti artisti concentrati»
E dove vi incontrare di solito ?
Per strada, nei bar. Un altro problema di questa città è che mancano spazi di aggregazione di cui i giovani, e non solo loro, invece, hanno tanto bisogno. L'occupazione del Comune ne è una dimostrazione: molti hanno partecipato e continuano a far parte dell'Assemblea, mossi più dalla voglia di socializzazione, di trovare punti di incontro e interessi comuni, che per da una battaglia politica. A Carrara ci sono solo i bar, che non si prestano a momenti di socializzazione sani: il bar porta a bere. E si capisce perché qui ci sia un così alto tasso di alcolismo. Bisogna considerare che a Carrara c’è un tasso di disoccupazione altissimo e il tempo libero da occupare quindi è molto. Non è molto diversa dai rioni di Napoli, dove la gente si aggrappa a quello che trova».
A Napoli, chi non ha lavoro, è probabile che cada nelle mani della camorra. Qui?
«Fanno lavoretti e vivono ancora a casa con i genitori, sognando l’indipendenza».
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