Il Tirreno

Il Frigido si colora di nuovo di bianco

di Melania Carnevali
Il Frigido si colora di nuovo di bianco

A Poggio Piastrone il corso d’acqua si riempie di marmettola. Rifondazione: «Ora basta, vanno aumentati i controlli»

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MASSA. Un fiume con al posto dell’acqua trasparente una colata di fango talmente bianco che sembra Vinavil. Era il Frigido ieri, dopo la mattinata di pioggia. E’ il Frigido, dopo ogni pioggia. Il fiume si era già colorato di bianco qualche settimana fa, in particolare nella località di Guadine, dove le pozze d’acqua si erano riempite di fango e i cittadini si erano rimboccati le maniche per ripulirle, con tanto di secchielli e palette alla mano. Questa volta la segnalazione arriva da Poggio Piastrone, una località poco sopra Canevara.

Sulle cause di questa “strana” colorazione ormai non ci sono più dubbi. La stessa Arpat si è pronunciata più volte sostenendo che è marmettola e che arriva dalle cave. E infatti sopra Poggio Piastrone sono situati due bacini marmiferi, Rocchetta e Casette, per un totale di sei cave, che sono anche due distretti industriali, in quanto fuori dall’area Parco Alpi Apuane.

Lo scarto di lavorazione del marmo non viene più gettato direttamente nei corsi d’acqua, come avveniva sistematicamente negli anni Sessanta e Settanta in assenza di norme in campo di rifiuti, ma in acqua ci finisce lo stesso. Anzitutto perché le Apuane sono caratterizzate da un sistema carsico e si comportano un po’ come spugne: durante la lavorazione la marmettola passa attraverso le venature della montagne e finisce inesorabilmente nei corsi d’acqua. Ma l’aspetto più “devastante” è quello del mancato rispetto delle regole a monte durante l’estrazione del marmo. La marmettola, in quanto rifiuto, dovrebbe essere stoccata e smaltita in apposite discariche. Non sempre succede. Dopo la lavorazione si deposita nei piazzali di cava e nelle strade di arroccamento e lì viene lasciato. Con la pioggia poi finisce giù, nei corsi d’acqua, il cui stato biologico viene alterato per sempre.

Arpat, infatti, durante i sopralluoghi del 2014 nelle cave apuane aveva rilevato diverse irregolarità: in particolare in cinque casi una «non corretta gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti» e in sette «irregolarità nella gestione dei rifiuti», a dimostrazione del fatto che le regole non vengono sempre rispettate.

A prendere subito posizione è Rifondazione comunista. «Non è possibile - commenta il consigliere comunale Nicola Cavazzuti - continuare a tollerare che ad ogni pioggia arrivino nel nostro unico fiume quantità di polvere di marmo tale da rendere color latte le acque che, normalmente, sono chiare e limpide. Non crediamo neppure più che non possano essere individuate le fonti di tale inquinamento. Non possiamo neppure pensare che le norme debbano essere sistematicamente infrante e che i controlli siano sporadici, come è avvenuto fino ad oggi». Rifondazione chiede a Arpat e Comune «di intervenire immediatamente per il controllo delle cave affinché vengano rilevate le eventuali infrazioni, di intensificare i controlli, di verificare lo stato di salute del fiume e a Gaia di rendere pubblici i dati di torbidità dell'acqua in entrata dell'acquedotto del Cartaro e di Forno. Il tempo dell'attesa della responsabilità sociale delle imprese è finito, così come è finito il tempo per gli uffici preposti».

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