Il presidio
E la vedova si sbarazzò pure del giocattolo
Aneddoti ed episodi curiosi nella giugla delle regolarizzazioni. C’è pure il nonnino che ci riprova
MASSA CARRARA. Una vedova agli agenti dell’ufficio armi della questura di Massa ha consegnato un fucile e tre pistole che il marito aveva custodito una vita in una vetrinetyta del salotto. Ma ha fatto di più, si è sbarazzata anche di un altro fucile: un vecchio giocattolo con le canne in acciaio e il calcio in legno. «Se non ci fossero stati i tappini era identico a quelli veri», ridono gli agenti. Adesso quell’arma è ditro la scrivania del responsabile dell’ufficio che si occupa delle pratiche per la detenzione.
Ma è soltanto uno degli aneddoti di questa campagna di regolarizzazione. Un’altro episodio vede protagonista una ragazza che ha perso il nonno poche settimane fa. La giovane ha chiamato la questura spiegando quello che era successo e chiedendo coca doveva fare del fucile che l’anziano aveva tenuto come una reliquia sopra il caminetto, nonostante non potesse più andare a caccia a causa di un ictus che lo aveva costretto a letto. Credeva di risolvere con una telefonata, ma a scoperto che l’arzillo vecchietto oltre a quel fucile aveva denunciato anche tre pistole. Più di trenta anni fa. Così gli agenti le hanno spiegato che i revolver devono saltare fuori, altrimenti si rischia la denuncia. Da allora lei e i suoi familiari stanno cercando ovunque, in ogni angolo delle case che il nonnino aveva. Una corsa contro il tempo, anche se dalla questura hanno tranquillizzato la nipote: «Non sempre denunciamo, se vediamo la buona volontà cerchiamo di trovare una soluzione. Ci basta davvero riuscire a ricostruire i passaggi fatti dall’arma fantasma».
Ma c’è pure chi non vuole sbarazzarsi dell’arma, soprattutto i vecchietti. Un ultraottantenne cacciatore lunigianese, per esempio, sta tempestando di telefonate l’ufficio armi della questura perché vuole continuare a tenere in casa il fucile che adoperava quando era giovane. Un po’ tutti stanno cercando di dissuaderlo, ma non c’è verso. Non lo spaventa neppure la prova pratica che dovrà sospenere (deve smontare e rimontare un fucile, non proprio roba da tutti, in un determinato tempo) ed è disposto a spendere i 120 euro che servono per i due certificati. Con il rischio che non venga ritenuto idoneo. «Eppoi chi glielo dice», sospira un agente.
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