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4.000 fucili e pistole sono fuorilegge: l’sos della questura
Massa Carrara, chi detiene un’arma deve presentare un certificato medico oppure cederla a un amico o parente o rottamarla
MASSA CARRARA. Seimilacinquecento apuani detengono un’arma da fuoco: si tratta perlopiù di anziani cacciatori, qualche collezionista e persone che per un motivo o per l’altro hanno una pistola o un fucile in salotto piuttosto che in camera da letto. Di queste soltanto un terzo è in regola, mentre gli altri rischiano di finire sotto processo e nella migliore delle ipotesi vedersi affibbiare una contravvenzione dal gip. Perché? Un decreto legislativo (il 121 del 29 settembre 2013) ha modificato l’articolo 38 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). In pratica entro il 4 maggio chi aveva un’arma (anche chi l’aveva ereditata da un familiare deceduto) doveva farsi vivo con la questura e comunicare la detenzione.
Poi aveva tre possibilità: continuare la detenzione, cedere l’arma o rottamarla. Per continuare a conservare fucili e pistole occorre una certificazione che attesta che il richiedente non sia affetto da malattie mentali oppure patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti e psicotrope oppure abusare di alcol. Il certificato medico in questione è rilasciato dal medico provinciale o dall'ufficiale sanitario (attualmente Asl) o da un medico militare.
Sono esentati dall'obbligo di presentazione quelli che nei sei anni antecedenti l'entrata in vigore del decreto, abbiano già consegnato il certificato al momento della richiesta di una licenza di porto d'armi o di un nulla osta all'acquisto di armi. Le persone che entro la data di scadenza non hanno provveduto a consegnare il certificato in questura che avevano ricevuto le denunce di detenzione, stanno ricevendo una diffida per la presentazione del documento. Oppure una comunicazione di voler cedere o rottamare l’arma. Il richiedente, sottoponendosi agli accertamenti, è tenuto a presentare un certificato anamnestico, rilasciato dal medico di fiducia, di data non anteriore a tre mesi.
C’era tempo un mese, quindi dal 5 giugno doveva partire il procedimento finalizzato al divieto di detenzione. Ma finora soltanto un terzo dei 6.500 possessori di pistole o fucili si è fatto vivo. Il rischio per chi fa finta di nulla è di subire un procedimento penale, perché comunque sia la polizia accede alla banca dati e risale ai nominativi dei detentori. Ma nonostante la scadenza la volontà è quella di non voler creare un clima repressivo da tolleranza zero, anche perché gli agenti sanno che perlopiù si tratta di persone anziane che probabilmente non sanno bene come muoversi. Quindi ci si può mettere in regola senza alcun tipo di sanzione, anche nei prossimi giorni. L’importante è chiamare in questura (05854941) e farsi passare l’ufficio armi.
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