Il Tirreno

«Frazionamenti e superfici minime a misura di famiglia»

di Manuela D’Angelo
«Frazionamenti e superfici minime a misura di famiglia»

Il sindaco Volpi definisce le linee di azione e le novità del nuovo regolamento urbanistico

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MASSA. Non ha dubbi il sindaco Alessandro Volpi, parlando del nuovo Regolamento urbanistico, lo strumento che definisce zona per zona che cosa si potrà fare in termini di servizi, ristrutturazioni, nuove edificazioni etc:: «Questo è un passaggio storico per la città, se si pensa che l’ultimo piano è del 1980, 35 anni fa e pensato per 110 mila abitanti. Una crescita che non c’è stata- dice Volpi- e che non ci sarà, ma che ci costringe ad una approvazione il più immediata possibile, per evitare che cadono le norme di salvaguardia e che si aprano scenari che potrebbero portare in vita quella visione di dimensionamento ormai superata».

Nella sua introduzione al regolamento, durante la prima delle sette sedute di consiglio comunale, convocate per procedere con l’approvazione dell’importante strumento che disegna il futuro prossimo del nostro territorio, definendone regole e progettualità, pubblica e privata, il sindaco traccia le difficoltà affrontate dal comune in questo anno e mezzo di lavori.

«Intanto è cambiata la legge- dice Volpi-, è arrivata la 65 e abbiamo dovuto affrontare un profondo mutamento normativo, scoprendo di avere un vincolo pesantissimo, previsto per l’articolo 230, in cui rientra il nostro comune, che ci ha imposto di fare il R.U a condizione di pianificare soltanto le zone già urbanizzate, lasciando fuori intere aree agricole. Abbiamo dovuto mettere mano alle carte del rischio idraulico- continua- a quelle del rischio sismico, fino a quelle delle discariche, che ci hanno consegnato una fotografia del territorio molto diversa da quella che conoscevamo fino a poco tempo fa: la portata dei fiumi è cresciuta del 30%, sono spuntate intere aree oggetto di inondazione, ponendo altri vincoli pesantissimi. Poi è arrivato il Pit, piano territoriale, che ha prodotto altri vincoli inattesi. Se poi prendiamo la carta degli insediamenti abitativi già esistenti- continua- ci accorgiamo che non siamo stati morigerati nel consumo del suolo e la carta che sovrappone tutti questi vincoli dimostra come sarà difficile fare urbanistica sul nostro territorio. Se le mettiamo insieme vi accorgete che ci possiamo muovere come in una cristalleria. La profonda difficoltà di qualsiasi intervento urbanistico nasce da questo. L’ urbanistica per noi non sarà più possibilità di nuova pianificazione, ma un’opera di ricucitura generale e di miglioramento degli standard».

Nello stendere il nuovo regolamento il sindaco spiega di aver messo in conto anche un profondo cambiamento culturale nei cittadini: «Il nostro obiettivo non sarà più superare questi vincoli, o raggirarli, ma prendere atto che viviamo in un territorio flagellato» e con queste premesse traccia le linee guida che la politica ha voluto dare al regolamento urbanistico.

«Abbiamo voluto creare un complesso normativo che ci permettesse di dare allo strumento di recupero il massimo potere. Limitate le nuove edificazioni, valorizzato l’esistente».

Il sindaco parla di unità abitative minime più piccole del passato, non più 55 metri quadrati, ma di diverse metrature e dimensioni per consentire frazionamenti, senza andare incontro a nuova edificazione, con attenzione anche la recupero dei sottotetti.

«In pratica i cittadini non dovranno più avere il problema di costruire una nuova casa per il figlio- spiega Volpi- ma potranno ricavarla dall’immobile che già posseggono”. Certamente ci sarà anche possibilità di nuova edificazione ma, dice il sindaco « dovrà rispondere ad alcune esigenze fondamentali: una visione urbanistica generale, di città più bella, più sicura, fruibile e abitabile, che colleghi le parti scollegate del territorio, che dia continuità dei luoghi, per evitare troppe isole urbanistiche.

Altro elemento è la socialità: Massa manca di piazze, spazi pubblici, aree verdi per favorire la socializzazione, manca di parcheggi, non nel centro storico, ma nel suo complesso. Abbiamo intere aree dove ci sono le case ma non il posto per lasciare le auto di chi ci abita. La viabilità è stato un elemento difficilissimo da analizzare- continua Volpi-; le grandi viabilità costano troppi soldi e non sono immaginabili in termini perequativi. Non ne abbiamo previste, anche per non vincolare con espropri troppe aree, sapendo che poi non ci saranno i soldi per realizzarci nulla. Meglio essere realistici: quindi abbiamo optato per una viabilità chirurgica, rendendo operativi tratti in cui oggi ci si perde, si entra da una parte e non si sa dove si esce, con pezzi di viabilità quanto più organici possibili».

Sarebbero tanti gli ambiti di cui discutere ma il sindaco si sofferma su due punti per lui essenziali: colonie e zona industriale: «Per le colonie, rispetto alle indicazioni del Piano Strutturale, abbiamo previsto il residenziale non più per un massimo del 25% ma del 15%. Il motivo è semplice: la grande partita delle colonie è recuperarle perché diventino un polmone turistico ricettivo; chi investe lì deve avere chiaro la loro destinazione. Non volevamo correre il rischio che la quota di residenziale potesse essere considerata il vero elemento attrattivo del recupero. Quello che crea valore non deve essere il residenziale».

Infine sulla zona industriale: «Forse 260 mila metri quadrati di nuova edificazione sono troppi; i numeri del Piano Strutturale sono azzardati. In ogni caso noi lavoreremo perché rimanga un polmone industriale importante a vocazione manifatturiera. Gli spazi è bene che ci siano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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