Il Tirreno

I misteri di Ustica e il Piper precipitato a Campocecina

di David Chiappuella
I misteri di Ustica e il Piper precipitato a Campocecina

Testimonianze alla rassegna al biscottificio Dogliani con Marco Risi e Mario Ciancarella

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Dopo 35 anni nessuno ci ha ancora detto cosa è accaduto il 27 giugno 1980 al Dc9 Itavia, su cui morirono 81 persone, tra cui 13 bambini (due dei quali neonati).

Ad essi va poi ad aggiungersi almeno una ventina di altre morti misteriose di potenziali testimoni, depositari di rivelazioni esplosive e deceduti in circostanze assai poco chiare: infarti, “suicidi”, omicidi, attentati, rapimenti, sparizioni, ma anche “incidenti” stradali e aerei. Come quello avvenuto a Campocecina il 2 febbraio 1992, in cui persero la vita l’ex tenente colonnello Alessandro Marcucci e l’avvistatore Silvio Lorenzin, precipitati sul loro Piper antincendio in condizioni di ottima visibilità, dopo essere decollati dall’aeroporto del Cinquale.

Due morti che sembrano avere poco di accidentale e sulle quali il gip di Massa, lo scorso 2 luglio, si è riservato di procedere o meno all’archiviazione del caso, riaperto nel marzo 2013, grazie ad un esposto dell’associazione antimafia “Rita Atria”, secondo la quale la tragedia del Piper sarebbe stata causata da una bomba al fosforo, piazzata nel cruscotto del velivolo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.11726570:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11726570:1652086595/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Della strage di Ustica e del suo possibile legame con le morti di Marcucci e Lorenzin si è parlato nel primo appuntamento della rassegna culturale al biscottificio Dogliani, organizzata con l’associazione “L’angelo e le stelle” ed intitolata “Attraverso la vita”. L’iniziativa, strutturata come un viaggio su temi di scottante attualità, legati alla storia recente del nostro Paese, con i suoi enigmi irrisolti, si è aperta con la proiezione, davanti ad un folto pubblico, del film “Il muro di gomma” (1991) diretto da Marco Risi e nato dall’inchiesta realizzata su Ustica da Andrea Purgatori, giornalista del “Corriere della Sera” e cosceneggiatore della pellicola. Al termine della visione si è tenuto un dibattito, che, moderato dalla giornalista Marta Matteini, ha visto intervenire Risi, Purgatori e l’ex capitano Mario Ciancarella, ultimo testimone della strage, il quale ha ricordato le circostanze che, a suo dire, portarono all’eliminazione di Marcucci. Ciancarella, ha sostenuto che lui e Marcucci avrebbero raccolto la denuncia telefonica del maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista a Grosseto la notte della tragedia di Ustica.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.9730358:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2014/08/08/news/ustica-finita-la-perizia-su-pilota-e-avvistatore-del-piper-1.9730358]]

Ha affermato di avere avuto tre punti sui cui indagare: gli orari degli atterraggi dei jet militari la sera del 27 giugno 1980, i missili a guida radar e quelli a testata inerte. Poi non lo sentii più». Dettori, a 38 anni d’età, fu trovato impiccato ad un albero il 30 marzo 1987, nel Grossetano e l’autopsia sul suo cadavere non venne eseguita.

Ciancarella e Marcucci avrebbero poi continuato ad indagare sulle dinamiche della strage. Marcucci, in particolare, sarebbe entrato in possesso delle prove che il mig libico ritrovato sulla Sila non sarebbe partito dalla Libia, ma dall’aeroporto di Pratica di Mare, rivelando di conoscere i nomi di alcuni ufficiali che avrebbero consegnato i tracciati di volo che confermavano il decollo del mig dalla base italiana. «All’inizio -ha ricordato Ciancarella- nessuno credette alle nostre rivelazioni, anzi ci avversarono con tutti i mezzi. Entrambi fummo persino arrestati per truffa allo Stato. Io venni radiato dall’Aereonautica, mentre Sandro, dimessosi per protesta, continuò a cercare la verità. Diceva che doveva farlo per i nostri figli. Soltanto 5 giorni prima della sua morte Il Tirreno aveva pubblicato un intervista in cui egli attaccava duramente il generale Zeno Tascio, comandante dell’aeroporto di Pisa dal 1976 al 1979, proprio in merito alla strage di Ustica».

«Dopo lo schianto a Campo Cecina - prosegue - io vidi il cadavere di Marcucci. Pareva un tizzone carbonizzato. E questo era molto strano, poiché il suo aereo non era bruciato».

Purgatori ha invece richiamato l’attenzione su altre due morti sospette, quelle dei colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, scomparsi il 28 agosto 1988 a Ramstein, in Germania, una settimana prima di essere interrogati dal giudice Priore, durante un esibizione aerea delle Frecce Tricolori.

«I due piloti- ha spiegato il giornalista- erano decollati la sera di Ustica da Grosseto, su due F 104 e tornarono a terra 10 minuti prima che il Dc9 precipitasse». Che abbiano notato qualcosa che non dovevano vedere? «Di certo -ha concluso Purgatori- erano a conoscenza di molteplici circostanze attinenti al Dc9 e a quei velivoli che, in un clima di autentica guerra area, volavano in sua prossimità».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.11726569:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11726569:1652086595/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani