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Marmo, in cassa mancano quasi 18 milioni di euro

Marmo, in cassa mancano quasi 18 milioni di euro

Il dettaglio dei conti arriva dall’esame condotto dalle commissioni consiliari Il riferimento è ai bilanci comunali redatti tra il 2008 e il 2014

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CARRARA. Nelle casse del Comune mancano quasi 18 milioni di euro: è quanto sarebbe dovuto entrare tra il 2008 e il 2014 dal settore lapideo. Dopo i richiami dei revisori dei conti e la segnalazione alla Corte dei Conti, il consiglio comunale entra nel merito del deficit del settore lapideo e lo fa con una serie di documenti prodotti dall’Ufficio Marmo. Il lavoro da fare per capire esattamente quando e come si sia formato l’ammanco che ha fatto scattare il campanello di allarme in occasione dell’ultimo bilancio consuntivo è ancora lungo e difficile ma grazie ai numeri forniti dal settore alle commissioni Bilancio e Marmo, la nebbia inizia a diradarsi. Secondo le cifre snocciolate ieri pomeriggio, aggiornate al 31 maggio, tra il 2008 e il 2014 nelle casse del comune di Carrara sarebbero dovuti entrare 119.020.923,53 euro: in realtà ne sono arrivati 17.952.694,95 in meno. Andando a esaminare il dettaglio, anno per anno, si scopre che la situazione è andata peggiorando col trascorrere del tempo: ad esempio nel 2009 su 14.275.265 euro di fatturato il residuo era di 1.075.781 euro e nel 2010 su 15.038.278 euro era di soli 852.218 euro. Le cose hanno iniziato a peggiorare nel 2011 quando a fronte di una diminuzione del fatturato, sceso a 14.957.113 l’ammanco è salito a 1.199.742: il trend negativo per le casse del municipio è proseguito nel 2012 con 2.384.858 di residuo su 17 milioni di fatturato, nel 2013 con 3.697.827 euro di residuo su 19.268.098 di fatturato e ancora nel 2014, con un residuo da 4.597.276 euro su 19.707.052 euro di fatturato.

Dal settore precisano che le fatture dal 2008 al 2013 «sono già iscritte a ruolo a eccezione degli insoluti derivanti dalla sentenza del Tar toscana del 2013» e aggiungono che «quelle relative al primo semestre del 2014 sono in fase di iscrizione». Inoltre gli importi indicati, dicono ancora gli addetti ai lavori, «sono al netto del riversamento da parte di Equitalia su quanto iscritto a ruolo nonché al netto di rateizzi emessi dalla stessa Equitalia». Al riguardo è stata consegnata un’altra tabella con l’indicazione anno per anno degli importi residui/rateizzi in essere e degli insoluti per la sentenza del Tar del 2013: il totale per il periodo compreso tra il 2008 e il 2014 ammonta, per la prima voce, a 2.898.555 euro e per la seconda a 4.979.597. La consegna ai consiglieri comunali di questi dati ha fatto riaccendere i riflettori sui problemi di gettito del lapideo e in particolare sulla segnalazione dei Revisori dei Conti che avevano parlato di «gravi irregolarità» e di un «contesto di disattenzione e superficialità» accusando gli uffici di non aver «attivato tutte le misure possibili atte a incentivare la riscossione dei proventi».

Affermazioni su cui è tornato oggi il dirigente del Settore Marmo Marco Tonelli: «I revisori hanno ragione nel contestare l’iter di sospensione dell’attività… in molti casi abbiamo avuto difficoltà a procedere per la presenza delle ditte delegate o perché i “morosi” avevano attivato procedure di rateizzazione con Equitalia». Tonelli ha ricordato infatti che l’avvio della rateizzazione mette le ditte al riparo da ulteriori provvedimenti perché «versano a Equitalia ma è come se avessero iniziato a pagare il Comune». Rispetto poi al problema delle ditte delegate – che in alcuni casi risultano morose mentre il titolare dell’autorizzazione, ovvero l’escavatore, è in regola - il dirigente è stato netto: «Se fosse per me le eliminerei del tutto».

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