Il presidio
«La guerra tra bande non è ancora finita Minacce dai Poggi»
Lo zio di una vittima: «Ad aprile se la sono presa con mio figlio È stato cacciato dal cinema e a Massa adesso non ci viene più»
MASSA. «Mio figlio e un suo amico sono stati minacciati qualche tempo fa perché sono stati trovati al cinema da quelli dei Poggi. Da tempo hanno deciso di non girare più per Massa perché hanno paura e perché vogliono evitare i guai, ma non è giusto che subiscano queste prepotenze». A parlare è uno dei testimoni portati dagli avvocati di parte civile. Riccardo Fruzzetti è lo zio di Andrea, una delle vittime di Andrea Mazzi. L’uomo ha aggiunto un’altra accusa per far capire che la guerra tra bande sta ancora covando sotto la cenere: «Una ragazza ci ha detto che ha presentato denuncia perché anche lei è stata minacciata da quelli dei Poggi mentre stava passeggiando per Pietrasanta. Quando se la sono presa con mio figlio abbiamo avuto l’impulso di farci giustizia da soli, ma poi ha prevalso il buonsenso e abbiamo deciso che era meglio lasciare perdere. Ma i ragazzi non possono più girare tranquillamente per Massa». Il presidente del collegio Giovanni Sgambati ha preso nota di quanto dichiarato e ha dato disposizioni per trovare la denuncia della ragazza. Per l’episodio del cinema si vedrà in seguito, ma le persone tirate in ballo da Raffaelli (della famiglia dei Mazzi) fanno sapere che non hanno intenzione di denunciarlo per calunnia e quindi molto probabilmente la vicenda finirà qui.
Lo zio ha spiegato che Andrea, che lavorava con lui, gli diceva sempre di avere paura di quelli dei Poggi: «Hanno il coltello, non è gente con il quale puoi parlare perché rischi che ti facciano del male prima ancora che tu apra bocca», gli diceva. Raffaelli ha tirato in ballo anche le minacce subite dalla vittima della furia di Mazzi: «Gli avevano detto che gli avrebbero fatto pagare con una coltellata quello che aveva fatto». Il riferimento il testo non lo ha fatto, ma è legato alla zuffa avuta da minorenne, nel 2008, da Fruzzetti con un coetaneo. «Era amico di Adil e per questo ce l’aveva con mio nipote. Noi abbiamo sottovalutato quel precedente e non abbiamo dato peso alle parole di Andrea. Aveva ragione ad avere paura, visto quello che è capitato».
Le parti civili hanno anche portato in aula due medici, uno era di servizio al pronto soccorso quella notte e l’altro - Cesare Landucci - ha visitato Frank Della Pina, parte civile in questo processo perché nel tentativo di far cessare la rissa è stato colpito all’inguine. «Il coltello poteva recidere l’arteria femorale», ha detto.
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