Il Tirreno

«Trovate anomalie anche su altri conti correnti»

Testimonia un ispettore della banca dove sono spariti due milioni di euro A processo il dirigente dell’istituto di credito Lucchesi e alcuni imprenditori

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CARRARA. Le avevano vuotato il conto corrente rassicurandola più volte che quei due milioni che aveva investito l’avrebbero fatta vivere bene per il resto della sua vita. E Federica Bambusi, milanese trasferitasi da tempo a Marina di Massa, si era fidata, anche perché a proporle quell’affare non era una persona qualunque. Era un amico: Marco Lucchesi, dirigente bancario. Uno degli imputati del processo, partito da una denuncia della donna, che vede alla sbarra altre nove persone: gli imprenditori Stefano Di Ronza, in odore di camorra, e Marco Alibani, la sorella Maruska e il commercialista Stefano Pezzica. I reati contestati vanno dall’ estorsione e ricettazione, al riciclaggio, il furto e la truffa. Per reati minori — sostanzialmente ricettazione per avere cambiato assegni — a processo anche Manuela Pasquali, Michele Ratti e Salvatore Di Ronza, padre di Stefano. Tiziana Genovese, moglie di Lucchesi è invece accusata di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori. La società Biancospino srl i cui titolari erano i fratelli Alibani risponde di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.

Ieri ha testimoniato Nicola Rodriguez, il figlio di Bambusi, che si è costituita parte civile ed è difesa dall’avvocato Adriano Martini. Il giovane ha detto di aver investito insieme alla madre cinquantamila euro. Somma proveniente da una assicurazione che aveva stipulato anni addietro: «Ma non mi sono mai occupato di nulla, sapevo che mia madre si fidava di quel dirigente della banca e quindi ero tranquillo».

Più interessante la deposizione di un teste che è importante per l’accusa, perché è l’ispettore che la sede centrale della banca con filiale a Carrara, di cui era cliente la donna, ha inviato per fare luce su quello che la Bambusi aveva denunciato ai vertici dell’istituto di credito. Fernando Loro era arrivato da Udine quando Lucchesi aveva già cambiato posto di lavoro (per le sue capacità ha girato diverse banche), ma chiedendo ai colleghi del dirigente non aveva riscontrato alcuna anomalia. «Ma erano altre pratiche - ha detto incalzato dalle domande del pubblico ministero Rossella Soffio - che avevano attirato la mia attenzione. Per la documentazione che i clienti avevano presentato. Presi uno a uno quelle patenti e quei codici fiscali non avevano nulla di anomalo, ma guardandoli insieme mi sono accorto che erano lo stesso documento ripetuto. Così ho fatto il mio rapporto segnalando la cosa alla sede centrale». Non è stato semplice per Loro ripercorrere quell’accertamento, che risale al 2012. Ma la sua era una deposizione chiave per il sostituto procuratore. Ed è durata più di due ore.

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di Redazione web