Il presidio
E i familiari sono pronti alla causa civile
In sede penale l’associazione Tutela dei defunti ha chiesto al Comune un maxi risarcimento di 25 milioni
MASSA. Le motivazioni della sentenza di appello sulle cremazioni del Mirteto possono aiutare l’associazione per la Tutela dei defunti nella causa civile che l’avvocato Emiliano Pianini si appresta a fare chiedendo un maxi risarcimento al Comune di Massa. La cifra richiesta fatta in aula in sede penale per il risarcimento del danno biologico è alta: chi si sente truffato (oltre 120 famiglie) chiede complessivamente 25 milioni di euro, somma che metterebbe in ginocchio il municipio. In primo grado la provvisionale accordata ha sfiorato il milione e mezzo. L’avvocato Alessandro Bini che rappresentava l’ente che si è costituito parte civile a sua volta in appello ha ribadito quello che aveva detto a Massa: «Il Comune si sente danneggiato dal comportamento di Euroservizi e da quello presunto del suo funzionario, lamentando con una perdita di quasi duecentomila euro, tra peculato e truffa. Somma che lievita sommando tutte le condotte contestate».
L’arringa è stato chiara anche su un altro aspetto: «In caso di condotta infedele di Fialdini l'amministrazione si sentirebbe parte lesa, perché l'ex funzionario avrebbe tradito il suo mandato. Se è vero quello che dice il pm Manotti nei confronti di Fialdini siamo di fronte a un'evidente rottura del rapporto organico». Bini ne ha avuto anche per le famiglie che chiedono un risarcimento all'amministrazione pubblica: secondo il legale «non tutte hanno la sicurezza della dispersione del proprio caro».
Ma ci sarà sicuramente ricorso in Cassazione, le difese di Alibani e Fialdini sono pronte ad affilare le armi. Così come Paladini, l’impresario funebre che si è visto confermare la condanna a un anno e mezzo presa in primo grado. Il suo legale, l’avvocato Dino Del Giudice, contesta il conteggio fatto dal collegio in merito alla prescrizione del reato. «Il periodo di sospensione della prescrizione è pari complessivamente a 5 mesi e 4 giorni. Per i reati contestati come commessi in un mese, senza precisazione del giorno, in applicazione del principio del favor rei, il termine di prescrizione matura il primo giorno del mese stesso», scrivono i giudici. Ecco perché quindi la prescrizione non c’è stata. Ma sarà oggetto di ricorso in Cassazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
