Il Tirreno

Esplode una bombola, barista trasformato in una torcia umana

di Chiara Sillicani
Esplode una bombola, barista trasformato in una torcia umana

L’uomo è in gravissime condizioni al centro ustionati di Pisa In prognosi riservata anche la dipendente del locale

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MONTIGNOSO. Un boato gigantesco, una bomba da guerra. Poi il grido d’aiuto lancinante, le urla disperate di Stefano Giovannetti. È una torcia umana, il fuoco “morde” la sua maglia, prende a bocconi la pelle, percorre ogni angolo del suo corpo. Caterina Miron è poco distante, dietro il bancone del bar, si ritrova in un vortice: una porta divelta, le bottiglie in frantumi, la macchina del caffè. La travolgono, le feriscono il volto, la bocca, le spalle. La colpiscono con forza sui denti. È una maschera di sangue.

Le ambulanze fischiano lungo viale Marina, fino al bar del Grillo, a due passi dal semaforo con via Romana. Stefano, 55 anni, sposato, padre di due figlie, ha ustioni su tutto il corpo: i medici decidono l’immediato trasferimento all’ospedale di Cisanello. È in condizioni gravissime. Caterina, solo 24 anni, madre di tre bambini, è ricoverata all’ospedale di Carrara, in prognosi riservata. Tutta Montignoso è sotto choc.

Sono le 18,30 di un pomeriggio bollente, al bar Grillo, lungo il vialone che collega il paese al mare; si gioca a carte, si fanno due chiacchiere tra amici dopo una giornata di lavoro. Stefano, il titolare, è dietro il bancone con Caterina, la sua dipendente. A due passi da loro c’è una porticina che conduce ad un locale di servizio: lì - raccontano i clienti - Stefano e la sorella, che con lui gestisce il bar, preparano stuzzichini e tartine da accompagnare all’aperitivo. Lì ci sono due bombole di gas e un fornello. Chissà quante volte l’ha aperta quella porta, Stefano. Ma ieri succede l’impensabile: spinge le ante - racconta chi ha assistito alla scena - ed è un boom. Neanche riesce ad entrare: una vampa di fuoco lo infiamma al viso, al petto, alle gambe. L’esplosione ha una forza impressionante. Stacca la porta dai cardini, rompe le bottiglie, travolge la macchina del caffè. Un turbine che investe Caterina, a pochi metri di distanza. Anche lei dietro il bancone. Gli altri, i clienti, assistono alla scena con l’aria degli scampati. Perchè nessuno si è accorto di nulla, nessuno ha sentito cattivo odore, nessuno ha intuito che, silenzioso, il gas stava riempiendo quella piccola stanza “degli stuzzichini” del tardo pomeriggio.

Sullivan Del Giudice sta giocando a carte, il boato lo immobilizza per qualche secondo. Poi il grido di Stefano e un tremito: «Molti clienti erano all’esterno del locale, io ero dentro. Ho sentito invocare aiuto, mi sono voltato. Non ho visto un uomo - Sullivan fatica a proseguire - ho visto una torcia umana. Stefano bruciava e chiedeva disperatamente aiuto». Sullivan gli corre incontro e gli strappa a forza la T-shirt: «Le fiamme si propagavano sul tessuto, per salvarlo gli ho tolto la maglia - nelle braccia ha i segni del fuoco - ma le fiamme avevano raggiunto la pelle, l’avevano ridotta a brandelli. Avrei voluto fare di più - è il senso doloroso dell’impotenza - davvero avrei voluto evitargli quel dolore. Ho fatto il possibile». Stefano è ustionato in tutto il petto, ma è cosciente. Lo conferma Pierpaolo Loriri. Al Bar, ieri pomeriggio, c’è anche lui, storico magazziniere della Massese, vede Stefano distrutto dal dolore e gli chiede che può fare per aiutarlo: «Qualcuno l’ha fatto sedere e gli ha sollevato le gambe sperando che respirasse meglio. Parlava, gli ho chiesto se voleva che avvisassi la moglie e lui mi ha detto di sì». La casa di famiglia è a due passi. È a due passi anche quella di Caterina, corrono ad informare il marito e lui si precipita. Trova la moglie insanguinata, il volto pieno di ferite. A Montignoso arrivano due ambulanze, presto si precipita anche la terza. Le condizioni di Stefano sono così gravi che i sanitari decidono il suo trasferimento a Pisa: è intubato e ricoverato al centro ustionati di Cisanello. La giovane barista è oltre Foce: è a Carrara, infatti che vengono curati i pazienti con politraumi . Al bar del Grillo arrivano i vigili del fuoco: il gas ha esaurito quasi tutta la sua forza nell’esplosione, l’area interessata dalle fiamme è limitata. Ma il bar, il pergolato davanti, la strada devono essere messe in sicurezza. E quando si tratta di gas non c’è da scherzare. A vedere con i suoi occhi cosa sia accaduto al bar del Grillo, tipico bar di paese, luogo di chiacchiere e di briscole, arriva anche il sindaco Narciso Buffoni. A lui - e ai parenti - i vigili del fuoco consentono di entrare: parla con i famigliari, cerca di ricostruire l’accaduto. Le domande sono quelle del medico: Buffoni, che cura mezza Montignoso, vuole capire come stiano l’uomo e la ragazza, quale siano le loro reali condizioni di salute. Davanti al bar c’è il paese, c’è la gente che lì ci passa interi pomeriggi, ci sono gli amici, c’è chi Stefano e quella ragazza li conosce come si conosce chi abita e vive vicino a te. È u susseguirsi di domande: sul come e sulle condizioni di salute. È il dolore di un paese, della sua piccola comunità. Che ora spera di tornare al bar Del Grillo e di farsi preparare un caffè da Stefano e da Caterina.

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