Il “no” secco di Leri all’ipotesi dimissioni
Il segretario: perché mai dovrei farlo? Il Pd esce forte dalle elezioni e con oltre 25.000 preferenze
MASSA. Giacomo Bugliani, forte di un bagno di preferenze - ne ha ottenute ben 12.667 - non le manda a dire e invita la classe dirigente del partito democratico a fare un passo indietro.
Certo è che se per passo indietro si intende dimissioni dalla segreteria, Cesare Leri che quella segreteria la guida, non ne vuole neppur sentir parlare. E non per difesa del “feudo”, ma perché - spiega - non si giustificano le dimissioni dopo una vittoria politica: «Il Pd - questa è l’analisi del segretario provinciale - esce forte da queste elezioni». Vero, lui ha sostenuto Loris Rossetti, ma questo poco ha a che vedere con la stabilità del partito: «Mi pare che si ragioni come se Giacomo Bugliani non fosse un candidato democratico. Bugliani - ribadisce Leri con enfasi - è un uomo del Pd». L’equazione “Bugliani vince Rossetti” uguale nuova dirigenza, il segretario la contesta e, per chiarire il concetto, si affida agli esempi: «Renzi ha perso la Liguria, per questo cambia forse la segreteria nazionale? E perché dovrebbe? Io sono un eletto, rappresento una digigenza che ha riconfermato il Pd garantendogli 25mila preferenze, con due candidati che hanno superato i 10.000 voti (Rosetti ne ha avuti 10.464). In altre circoscrizioni, ci sono consiglieri eletti con 6.000 preferenze». Insomma - per sintetizzare il ragionamento di Cesare Leri - i numeri confermano che il Pd ha consensi e risponde alle esigenze del territorio.
Numeri, appunto. Ma accanto a quelli ci sono i nomi perchè la campagna di Bugliani, e di chi l’ha sostenuto, è stata all’insegna dell’addio alla vecchia politica, al vecchio modus operandi, alla vecchia classe politico-amministrativa. E la vittoria di Bugliani è vittoria - lo si condivida o no - di quel messaggio: «Giacomo - è l’analisi di Cesare Leri - ha fatto la sua campagna elettorale, come è normale, per portare a casa il risultato. Il messaggio “avanti il nuovo” in molte Regioni non ha premiato, lo ha fatto in Toscana, dove 17 consiglieri su 25 sono di area renziana». Ma il candidato è uomo del Pd - per tirare le conclusioni - il Pd ha vinto e Leri un passo indietro non lo fa, nè vuol sentir parlare di congresso anticipato: «Una ipotesi del genere può profilarsi in caso di dimissioni, ma io - ribadisce - davvero non mi dimetto. Oppure - e questo è il secondo scenario - si anticipa un congresso a seguito di un commissariamento». E perchè commissariare - per parafrasare - un partito da 25.000 preferenze? Sulla necessità del confronto, Leri non si tira indietro: «La discussione dentro il partito è aperta da mesi. La disponibilità al dialogo c’è». Dentro il Pd e senza dimissioni.
(c.s.)
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