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Distretto sanitario, ancora polemica per Bassa Tambura

Distretto sanitario, ancora polemica per Bassa Tambura

Gli Arancioni chiedono alla giunta un ripensamento ma l’amministrazione difende la sua scelta finale

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MASSA. Collaudi in corso al nuovo ospedale apuano di viale Mattei in vista dell’apertura prevista per metà novembre. E più ci si avvicina alla data e più forze politiche, amministrazioni comunali, Asl e ovviamente cittadini, si guardano attorno per capire se la sanità territoriale, quella dei distretti, delle case della salute, sarà a posto - sufficiente per spazi e servizi - per quella data. E i problemi ci sono e grossi.

Per gli Arancioni della 28 Aprile è necessario «un nuovo distretto e almeno due case della salute: per noi l’area più idonea e più baricentrica è quella della Stazione ed una a Marina di Massa. C’era un progetto che prevedeva la costruzione del Distretto socio sanitario con annessa una Casa della Salute “modulo complesso” di almeno 2000mq . Inoltre, e non ci sembra cosa da poco, si sarebbe riqualificata un'area abbandonata e degradata , realizzati 450 parcheggi; le FFSS dello Stato avrebbero dato le aree libere lungo via Minuto per organizzarci parcheggi per i pendolari, prolungato il sottopasso ferroviario fino ai Quercioli, rendendo accessibile il distretto ai nostri concittadini provenienti dalla popolata zona dei Quercioli - Largo Viale Roma. Ma il tutto avrebbe anche permesso di spostare definitivamente il capolinea alla Stazione, consentendo così anche ai nostri concittadini della montagna una più facile accessibilità». Per la 28 Aprile certamente la scelta della giunta Volpi di puntare tutto sulla ristrutturazione parziale del distretto di via Bassa Tambura è soluzione non idonea. Anche solo per i parcheggi.

Replica a distanza l’amministrazione. «La scelta di mantenere in vita il distretto di via Bassa Tambura, condivisa con Asl, è nata dall'esigenza imprescindibile di non privare questo territorio di un presidio sanitario pubblico. Se infatti avesse preso corpo l'ipotesi voluta dagli "arancioni" sarebbe stato dismesso tutto l'intero patrimonio sanitario pubblico e questa città sarebbe rimasta per chissà quanti anni senza alcuna possibilità non solo di conservare un distretto, ma di avere una Casa della Salute; una prospettiva assai pericolosa». E sul distretto alla Stazione «in primo luogo non esistevano le risorse per costruirlo, al di fuori di 1,8 milioni necessari per l'acquisto di un terreno. In secondo luogo, in quel terreno esiste un edificio che andrebbe espropriato e abbattuto con costi e tempi certo non banali. In terzo luogo i parcheggi e gli standard urbanistici necessari per far funzionare il costruendo distretto, senza congestionare una parte cruciale della città, sarebbero stati possibili solo dopo la realizzazione di una variante con soggetti privati. Infatti, i parcheggi previsti, senza l'intervento della variante con i privati, sarebbero stati solo 63 e certo non 450! E' molto probabile, per usare un eufemismo, che tra espropri, realizzazione degli standard e delle opere dei privati, sarebbero passati numerosi anni e sarebbero serviti molti milioni per vedere realizzato il nuovo, davvero ipotetico, distretto».

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di Redazione web