«I ravaneti rallentano la corsa dell’acqua»
Assindustria controbatte all’analisi del biologo Sansoni
CARRARA. «A rischio sorgenti e fiumi: via i ravaneti»: il biologo Giuseppe Sansoni lo aveva detto nei giorni scorsi nell’intervista al Tirreno: ritiene che vadano eliminati tutti, sostenendo che ci sono impluvi coperti da detriti. Secondo il biologo che ha lavorato per anni per l’Arpat e che ora è in pensione ma continua cone rappresentante di Legambiente, ad occuparsi di problemi dell’ambiente, i pendii delle Apuane dove per anni e anni sono finiti gli scarti della escavazione del marmo, metterebbero a rischio il sistema idrologico locale. «Anche a prescindere dalle grandi frane, c'è un apporto continuo, per rotolamento, di detriti che finiscono dai monti nel bacino idrico, affluenti del Carrione e Carrione».
Ma l’associazione industriali non ci sta e contesta la sua analisi. Lo fa in un lungo intervento, prendendo anche spunto dalle «cronache di questi ultimi giorni», a proposito di «richieste di risarcimenti, polemiche sui cantieri, inchieste giudiziarie» che «hanno riportato in primo piano l'alluvione dello scorso novembre sulle cui cause (e concause) sono in corso varie indagini».
«Legambiente, animata da passione giustizialista, non ha perso l'occasione per lanciarsi in un improbabile j'accuse», dice Assindustria. E replica a quella che definisce «l'ultima boutade, in ordine di tempo», che «parte da un supposto rapporto causa effetto tra i ravaneti e gli eventi alluvionali per chiedere la completa rimozione dei primi».
«Per contro, molti addetti ai lavori sono pronti a sostenere che nei casi di precipitazioni intense come quelle che si sono avute lo scorso novembre, i ravaneti sono sostanzialmente “anticiclici"; in pratica rallentano la corsa dell'acqua e trattengono le parti solide. In effetti per ricostruire gli effetti provocati da precipitazioni – secondo Assindustria - servono modelli scientifici che usano quelli che oggi si chiamano "big data" proiettati sulla particolare configurazione morfologica dei nostri bacini. In attesa dei risultati delle indagini in corso e di quelle che eventualmente saranno eseguite utilizzando le moderne tecnologie informatiche (potenza di calcolo, pluviometri, telerilevamenti, ecc... ) è tanto chiedere perlomeno di fare tesoro delle conclusioni di una accurata rilevazione svolta dalla Regione Toscana all'indomani dell'alluvione 2003? (Autorità di Bacino Toscana Nord - Ufficio Regionale per la Tutela del Territorio di Massa Carrara: Evento alluvionale del 23 settembre 2003 in provincia di Massa Carrara).
In quell'occasione, drammatica come lo è stata lo scorso novembre, i tecnici del Comune di Carrara e della Regione censirono poco più di 500 frane e smottamenti provocati dalle violente piogge del 2 e 3 settembre; tranne una manciata di casi, tutte le frane (ben 500 che riversarono centinaia e centinaia di miglia di metri cubi di terre e ghiaie sui corsi del Carrione, del Frigido e dei loro affluenti) erano "riconducibili a boschi, uliveti e altri terreni incolti o abbandonati"».
Quindi secondo Assindustria i ravaneti non avevano responsabilità, e la propria convinzione viene suffragata dal fatto che «la relazione è corredata da documentazione fotografica e attente descrizioni qualitative e quantitative dei singoli eventi franosi. Nel rapporto emerge chiaramente che la quasi totalità del materiale franato che aveva occluso le sezioni idrauliche era riconducibile a frane e smottamenti di terreni che niente avevano a che fare con i ravaneti o le cave».
E aggiunge: «Del resto, guardando le foto in bianco e nero degli anni Trenta o i filmati delle teche Rai delle strade di Marina di Carrara degli anni Cinquanta, più di un dubbio dovrebbe albergare anche nella testa di chi, come il biologo Giuseppe Sansoni, ha additato nelle attività estrattive la cause delle alluvioni. Il nesso tra ravaneti e esondazioni non solo è molto più labile di quanto ritenga Legambiente ma non saremmo sorpresi se dalle indagini risultasse che questi ammassi svolgono un effetto mitigatore sulle esondazioni del Carrione».(c.car.)
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