Il presidio
Truffa milionaria all’Inps, oltre 20 avvisi di garanzia
Durante il processo ad un ex dipendente, emerge “un sistema” più ampio La procura pochi giorni fa ha concluso due indagini parallele sulla vicenda
CARRARA. Alla sbarra c’è Alcide Benedetti, 64 anni, ex dipendente dell’Inps. Secondo l’accusa, attraverso il software dell’istituto, ha modificato le posizioni previdenziali di figlia e compagna, garantendo alla prima un’indennità di disoccupazione e un importante trattamento di fine rapporto alla seconda (una volta andata in pensione). La figlia a processo non c’è: ha patteggiato un anno e 2 mesi, con sospensione della pena. È invece alla sbarra, con l’accusa di ricettazione, la compagna, Gabriella Passarelli. Benedetti deve rispondere dei reati di falso, per aver modificato le posizioni, e peculato per aver distratto denaro all’Inps.
Ieri, di fonte ai giudici Fabrizio Garofalo (presidente del collegio), Elisabetta Congiusta e Sara Farini, la prima udienza. Con il botto. Sul banco dei testimoni siede il direttore dell’istituto di previdenza, è lui ad accorgersi, anni fa, che qualcosa non torna in alcune posizioni contributive. Alcune, appunto, e non solo quelle delle compagna e della figlia di Benedetti. Oltre 20 persone che, senza averne titolo, si ritrovano a godere di indennità, pensioni, trattamenti di fine rapporto. Il direttore descrive un quadro ben più complesso rispetto a quello di un uomo che “dà una mano” a figlia e compagna. Un quadro su cui la Procura punta gli occhi con ben due indagini parallele. La conferma delle inchieste la dà lo stesso procuratore capo Aldo Giubilaro: è lui a condurre tutte le indagini ed è lui, ieri mattina in aula, a rappresentare l’accusa. Conferma, appunto, in sede di processo, che sul quadro descritto dal direttore dell’ istituto la magistratura è al lavoro. O meglio, il lavoro lo ha già fatto: sulla scrivania del procuratore capo ci sono oltre 20 (forse 25) avvisi di conclusione indagini che a breve verranno consegnati a chi è rimasto coinvolto nell’inchiesta. Si tratta di persone - sempre stando agli accertamenti della procura - che avrebbero tratto vantaggi economici dalla modifica delle loro posizioni previdenziali. Sarebbero stati creati finti titoli (dal licenziamento alla maternità). E l’esistenza di quei titoli - seppur fasulli - ha determinato l’erogazione, a carico dell’Inps, di denaro: vuoi per un congedo parentale o una maternità, vuoi per un trattamento di fine lavori. Un “giochino” da parecchi soldi: se la cifra per cui Benedetti si ritrova a processo è di 45.000 euro, la presunta truffa per le 20 posizioni modificate sarebbe di qualche decina di euro sotto i 2 milioni. Numeri da capogiro, quindi e danno importante per le casse dell’istituto di previdenza. La vicenda emerge a seguito della segnalazione di una ditta: si accorge che una signora - mai vista e conosciuta - risulta ex dipendente, poi licenziata. L’azienda vuole vederci chiaro e bussa alle porte dell’Inps: qualche accertamento ed emerge un quadro poco incoraggiante. Così poco incoraggiante da finire nelle mani della magistratura. Ora un processo è in corso e due indagini, con oltre 20 indagati, sono concluse.
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