Il Tirreno

Arrestato il rapinatore che ha aggredito il barista

La figlia di Francesco Lorenzetti tranquillizza tutti: «Mio padre adesso sta bene» Poi racconta quei momenti: «Volevo salvarlo ma quel giovane mi ha spinta via»

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MASSA. È stato arrestato il giovane che ha tentato di rapinare il bar di Canevara: i carabinieri sono riusciti a risalire alla sua identità grazie alla targa dello scooter che la figlia del titolare del negozio ha annotato su un foglio prima che lui fuggisse. I militari del nucleo operativo lo hanno ammanettato in casa sua, dove aveva cercato rifugio. Aveva tentato di cambiarsi d’abito (il volto non lo aveva mostrato alle vittime, perché si era calato passamontagna e casco in testa), ma i vestiti che aveva nascosto sono stati trovati dalla pattuglia. Così come il ciclomotore, uno Scarabeo, e lo stesso casco. Ha tentato di negare l’evidenza, ma poi messo alle strette ha confessato di essere lui quello che stavano cercando: ha dei piccoli precedenti, sempre per furto e rapina. L’arresto è stato convalidato ieri mattina in tribunale a Massa, na gli inquirenti hanno deciso di non rivelarne l’identità.

Ieri il bar di via Bassa Tambura è rimasto chiuso per tutta la giornata. Francesco Lorenzetti, il barista di 77 anni finito all’ospedale dopo l’aggressione del malvivente, ha preferito riposare un po’. E la famiglia si è stretta attorno a lui. A parlare per tutti è la figlia Angela, pure lei picchiata da quel venticinquenne: «Mi ha spinta e mi ha fatta cadere. Ma sto bene. Ho saputo che è stato arrestato e mi sento sollevata perché devo dire che questo episodio ci ha destabilizzati».

Eravate in due nel bar quando è entrato il rapinatore?

«No, c’era soltanto papà. Io l’ho sentito chiedere aiuto e ho creduto che si sentisse male. Sono corsa giù in strada (l’abitazione dei Lorenzetti si trova proprio sopra il bar) e appena entrata nel locale non ho visto nessuno. Erano dietro al bancone, poi quel giovane è schizzato via e mi ha gettato in terra. Ho ancora il livido sul braccio».

Suo padre è stato molto coraggioso...

(sorride) «Ma lui è fatto così, non dimostra gli anni che ha. Ci ha detto di aver visto quel ragazzo entrare nel bar e di non aver pensato a una rapina. Però quando ha tirato fuori il taglierino e gli ha detto di dargli l’incasso mio papà lo ha invitato ad andare via. Invece questo lo ha raggiunto dietro al bancone, lo ha buttato in terra e ha cominciato a picchiarlo. Chiedeva aiuto, ma io non potevo pensare che si trattasse di una rapina, in un posto piccolo come Canevara non lo ritenevo possibile».

Grazie alla sua prontezza è riuscita ad annotare la targa dello scooter, i carabinieri lo hanno preso perché hanno scoperto chi era alla motorizzazione.

«Io ho solo fatto il mio dovere, prendere la targa di quella persona era il minimo che potessi fare. Vedere un anziano in terra dolorante è straziante, immaginatevi cosa può essere vedere il proprio padre in quelle condizioni. Mi si è stretto il cuore, per fortuna sta bene. Abbiamo passato tutta la sera in ospedale per fare gli accertamenti, ha un po’ di male a una spalla e ha bisogno di riposo. Ma nonostante quello che gli è capitato è su di morale, si riprenderà presto».

Adesso avete paura?

«A Canevara non era mai successo niente, se mi avessero detto che potevano tentare di rapinarci non ci avrei creduto. Invece è capitato».

Danilo D’Anna

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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