Il Tirreno

Il biologo Sansoni: «A rischio sorgenti e fiumi, via i ravaneti»

di Cinzia Carpita
Il biologo Giuseppe Sansoni
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Il biologo Giuseppe Sansoni

Carrara, secondo l’esperto ci sono più di cento siti sulle Apuane che apportano detriti a canali e fiumi

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CARRARA.I. ravaneti, cioè le tonnellate di detriti che pendono dalle cave? «Devono essere eliminati tutti». Lo dice Giuseppe Sansoni, 68 anni, ex operatore dell’Arpat, una laurea in biologia, una in scienze naturali e varie specializzazioni. Esponente di Legambiente Carrara, da sempre attento ai problemi ambientali delle cave. La magistratura, ha messo gli occhi anche sui ravaneti, sullo smaltimento di detriti e marmettola (fanghi), per verificare la situazione. Sansoni ricorda di avere fatto con Legambiente, segnalazioni al Comune nel corso degli anni, e alla procura.

Quanti ravaneti ci sono a Carrara? Quali problemi possono creare all’ambiente?

«Saranno più di cento: ci sono una ottantina di cave attive con propri ravaneti, poi cave dismesse. Anche a prescindere dalle grandi frane, c’è un apporto continuo, per rotolamento, di detriti che finiscono dai monti nel bacino idrico, affluenti del Carrione e Carrione. Noi abbiamo chiesto ovviamente il rispetto delle normative. Non si dovrebbero più scaricare detriti nei ravaneti, a parte alcune cave autorizzate a tipi di scarico. Bisogna portare via tutto lo scarto dell’escavazione. Inoltre vanno rimossi tutti i raventi esistenti:, finché ci saranno, i rischi restano. Dovrebbero essere rimnossi in particolare quelli abbandonati. Anche per i ravaneti su cui sono impostate le via di arroccamento, ne va programmata la totale rimozione. Le vie di arroccamento devono essere fatte sulla roccia come tutte le strade montane. Spostando all'occorrenza solo le rampe interne alle cave, vietando l’uso di terre e marmettola e utilizzando solo scaglie di diversa granulometria, per evitare che materiali fini dilavabili dalle piogge scendano a valle. Quindi sì alle rampe come le proponiamo, ma non alle vie di arroccamento sui detriti».

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Sarebbe una rivoluzione storica. Con quali benefici per l’ambiente?

«Noi ambientalisti abbiamo fatto almeno cinque o sei interventi puntuali e documentati con foto su Calocara, in massima parte lettere al Comune per segnalare problemi e suggerire le misure di intervento; e un esposto alla procura. Il ravaneto che c’è nel versante di Calocara copre il Fosso di Calocara: una situazione analoga ad altri versanti di cave con ravaneti dove si scarica in fossi asciutti che però durante le piogge forti diventano fossi tumultuosi. Peraltro, quello di Calocara sarebbe un affluente del Carrione però è bloccato al piede del ravaneto, dove c'è la ex marmifera sopra Miseglia. Il fosso originariamente passava sotto la ex marmifera che ha due arcate con ponte. Lì il fosso ora è ostruito: in passato, almeno 50 anni fa, furono murate le arcate, cosa vecchia, che risale a quando la marmifera fu trasformata in strada. Il muro ha qualche buco da cui passa un po' di acqua durante le piccole piogge. Immediatamente a monte della strada fu costruito un argine per realizzare una vasca di sedimentazione delle terre. Credo fu un progetto partito dalle cave e approvato dal Comune, con prescrizioni. C’è una tubazione che appare troppo stretta dato che in caso di piogge intense dal ravaneto viene giù un sacco di acqua che riempie in poco tempo la vasca di sedimentazione e poi a volte deborda invadendo la via ex marmifera e scendendo per il paese di Miseglia. In quei casi la strada di Miseglia diventa un alveo. Sul caso abbiamo fatto un esposto alla procura circa un paio di anni fa».

E quali sono state le vostre segnalazioni al Comune? Quali sono le vostre preoccupazioni?

«Sullo smaltimento a nostro avviso abusivo di terre e detriti in generale, abbiamo fatto segnalazioni. Scarichi su ravaneti, scarpate, vie di arroccamento. Terre e detriti possono essere usati come materie prime e seconde. Avevamo fatte segnalazioni al Comune per il ravaneto di Pescina Crestola, a Pulcinacchia (bacino di Torano): il Comune rispose che non erano scarichi abusivi ma lavori di regolarizzazione delle scarpate ai fini della stabilità idrogeologica. Lo scorso novembre il ravaneto (che era franato nel 2003) ha avuto una frana grossa. A monte di Pulcinacchia, ci sono altri ravaneti. E un po’ ovunque nei bacini locali abbiamo rilevato impluvi riempiti da ravaneti. I detriti quando piove finiscono negli alvei degli affluenti e arrivano al Carrione».

Nel mondo imprenditoriale c’è chi esclude collegamenti diretti fra i detriti nel Carrione e i raventi. Cosa risponde?

«I detriti scendono dai monti al mare, riducono la capacità idraulica del Carrione e dei suoi affluenti e accrescono gradualmente il rischio alluvionale. Un altro problema è la minaccia delle sorgenti da parte di marmettola e terre. Da vetto, che alle sorgenti sono stati messi sensori che quando rilevano torbidità fanno scattare l’esclusione delle sorgenti torbide dall'acquedotto, per cui la gente continua a bere acqua buona dalle restanti sorgenti. Nei casi necessari il Comune emette ordinanze».

E sul problema marmettola? L’Arpat recentemente in un suo resoconto relativo al 2014, afferma la difficoltà di accertare i reali quantitativi di marmettola prodotta in cava e smaltita. Cosa ne pensa?

«Ci sono obiettive difficoltà a valutare le quantità di marmettola prodotte annualmente e smaltite. La marmettola deve andare in discarica, ma nei bacini marmiferi un po’ di fanghi sulle superfici di cava ci sono». Insomma, una bella giungla. Un difficile equilibrio fra ambiente e lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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