Giubilaro annuncia: nuove inchieste in arrivo
LICCIANA NARDI. Stanno per tremare ancora i palazzi del potere in Lunigiana. Infatti, ieri mattina il procuratore capo della Procura della Repubblica di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, a margine di un...
LICCIANA NARDI. Stanno per tremare ancora i palazzi del potere in Lunigiana. Infatti, ieri mattina il procuratore capo della Procura della Repubblica di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, a margine di un incontro sulla legalità con decine di studenti della scuola media "Iginio Cocchi" di Licciana Nardi, non ha nascosto che qualcosa bolle in pentola e verrà a galla nei prossimi giorni in Lunigiana: si parla, ovviamente, di inchieste giudiziarie, sulle quali Giubilaro non si sbottona più di tanto, lasciando, però, a intendere che si parla di pubbliche aAmministrazioni.
Giubilaro, invece, si è sbottonato e non poco con le ragazze e i ragazzi delle scuole medie di Licciana Nardi, presenti con le insegnanti al castello di Terrarossa per una nuova tappa del progetto scolastico sulla legalità. Ad introdurre l'intervento di Giubilaro era il sindaco di Licciana Nardi, Enzo Manenti, che ha ricordato ancora la villa di Monti, confiscata al clan camorristico dei Di Donna, che diventerà una Caserma dei Carabinieri.
Il procuratore capo, quindi, incentrava il proprio dialogo coi ragazzi sulle regole e sulla necessità del loro rispetto per il mantenimento della coesione sociale.
«Non parliamo della legalità come di un qualcosa che riguarda altri e il discorso delle regole è assolutamente necessario, perché senza regole non si potrebbe vivere» ha esordito Giubilaro nel rivolgersi agli studenti, aggiungendo che «è la regola che stabilisce un limite di correttezza ed è con regole condivise da tutti che si possono evitare le prepotenze, ma anche evitare di essere sopraffatti. Inoltre, il rispetto della regola serve anche a non farsi del male e il mancato rispetto delle regole può avere conseguenze irrimediabili».
Giubilaro ha, poi, sottolineato che se fosse ministro della pubblica istruzione renderebbe obbligatorie visite degli studenti nei reparti traumatologia degli ospedali, nei centri di recupero per tossicodipendenti e negli istituti carcerari. Un dialogo condito da alcune domande dei ragazzi, come quella sull'idea che Giubilaro aveva della legalità alla loro età, su che cos'è la mafia e sulla professione che voleva fare quando andava ancora a scuola. Sulla legalità Giubilaro ha spiegato che si fidava molto del giudizio della madre e di chi era più grande, mentre sulla mafia ha usato le parole più semplici ed efficaci: «La mafia è prepotenza e sopraffazione, gente che senza fare nulla ti sfrutta».
Infine, Giubilaro ha raccontato, in maniera ironica, di quando, alle scuole medie, fece un tema su che cosa voleva fare da grande: «Volevo fare il giudice».
Gianluca Uberti
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