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Simone Badalamenti si difende: «È tutto in regola non mi fermeranno sono nel giusto»

GROSSETO. Simone Badalamenti è naturalmente infastidito dalla pubblicità e dalle ricadute che la divulgazione della notizia del fine indagini avrà nei suo iconfronti. Ma su una cosa è chiaro: «Stanno...

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GROSSETO. Simone Badalamenti è naturalmente infastidito dalla pubblicità e dalle ricadute che la divulgazione della notizia del fine indagini avrà nei suo iconfronti. Ma su una cosa è chiaro: «Stanno cercando di farmi terra bruciata intorno ma io non ho alcuna intenzione di fermarmi. Sono nel giusto». E così è pronto a difendersi anche sugli organi di informazione.

Badalamenti pensa che il tutto sia nato perché c’è stato chi avrebbe voluto farlo fuori dalla presidenza del Corbia e insediarsi al suo posto, prendendo poi con un’altra associazione i contatti con i Comuni per i servizi. E che il procedimento penale sia una vendetta. Non può esserne sicurissimo ma dice che si è fatto questa idea leggendo i nomi delle 27 persone individuate come parti offese (30 su 80 quelli che avevano chiuso il corso).

A parte i motivi, lei Badalamenti ha qualcosa da dire a proposito dell’ accusa?

«Dico solo che la truffa non ha fondamento. Dico solo che i soldi nemmeno li ho presi io e che non ho nemmeno fatto le ricevute. Dico che il costo del corso era di soli 50 euro, altro che migliaia di euro! Quei 50 euro altro non sono che la quota annuale della nostra associazione. E che il mio progetto per Grosseto va avanti comunque, rallentato magari visto quello che mi sta succedendo: ma va avanti. Ci sono 2,2 milioni di euro a disposizione per le sedi di Grosseto, Pietrasanta e Piombino. Avevo preso accordi per una fornitura di 180-200 divise.».

Ma il Corbia era abilitato per tenere un corso di formazione per guardie ambientali?

«Quello che abbiamo fatto a Grosseto (e io sono andato avanti e indietro con Massa per due volte alla settimana per quattro mesi), era soltanto un corso base. Siccome siamo associati a un’altra associazione, a livello nazionale, il decreto lo avrebbero ottenuto grazie a quest’ultima. Ma questo i ragazzi partecipanti lo sapevano benissimo: lo abbiamo sempre detto. La legittimazione derivante dalla legge 349 del 1986 (associazioni di protezione ambientale, ndr) l’abbiamo proprio grazie a questa affiliazione. Ripeto: da noi solo un corso base. E questo era noto a tutti».

Lei aveva promesso posti di lavoro?

«Sì, certamente. E avevo anche trovato una sede per la struttura, c’erano 450mila euro a disposizione tra bosco e struttura, più una sede a Grosseto. Ho dovuto mollare tutto, per ora. Guardi, noi siamo regolarmente iscritti alla Camera di commercio. Ecco, l’unica mia pecca è non aver rinnovato per il secondo anno l’abilitazione alla dicitura ’onlus’. E sia chiaro che io sono un uomo libero: ho finito di scontare con l’affidamento in prova una condanna per abuso edilizio dal Tribunale di Massa. Ma non ho mai chiesto soldi ai Comuni né li ho mai avuti».

Ma le forze di polizia locali sapevano?

«Io ho avuto contatti a livello centrale, con Roma. Con quell’assenso in mano sarei andato dai comandi provinciali».(p.s.)

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