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Cave di Carrara, i morosi ora pagano: stop alla caducazione
Sospese o annullate le procedure per togliere le concessioni a 26 aziende Nelle casse del Comune entrano arretrati per oltre tre milioni di euro
CARRARA. Rischiavano grosso: la revoca delle concessioni di cava, la sospensione delle attività di lavorazione e anche il pagamento con mora delle maxi cartelle di Equitalia. Ma si sono ravvedute e hanno saldato, o stanno saldando i loro debiti con il Comune. Così per 27 aziende del marmo, titolari di 11 agri marmiferi carraresi, la giunta ha sospeso la procedura di revoca della concessione. È l’epilogo di un contenzioso iniziato lo scorso anno in cui è in ballo, la stima è sommaria ma l’ordine di grandezza è quello, una cifra sui 3 milioni di euro di introiti nelle casse municipali. Alcune delle aziende avevano morosità per 50.000 euro, altre come la Mega Stone Factory Srl. che ha chiuso per ultima il pagamento degli arretrati, ha versato per le fatture del 2014 e per gennaio 2015 un importo di 250.000 euro (e ha chiesto la ristrutturazione del debito residuo).
L’offensiva di palazzo civico era partita nel giugno del 2014 quando la giunta aveva emesso un’ordinanza di contestazione di addebito nei confronti delle 27 aziende del marmo che risultavano insolventi nel pagamento del canone da oltre un anno. In base al Regolamento degli agri marmiferi e alla legge regionale 78 su cave e miniere, gli uffici avevano fatto partire le procedure di sospensione dell’attività estrattiva, di riscossione coatta delle “morosità” e della decadenza della concessione. Come prevede la norma, però, alle aziende morose era stato dato tempo per presentare controdeduzioni e per mettersi in regola. E così è stato. Le ditte, in tempi diversi, hanno pagato. Alcune tutto quanto spettava al Comune e per loro il procedimento di infrazione è stato chiuso. Per altre, che hanno pagato soltanto parzialmente i canoni arretrati, la procedura è stata solo sospesa. Queste ultime aziende hanno chiesto una rateizzazione dei pagamenti e in alcuni casi una ristrutturazione del debito residuo. E rimangono, diciamo, “sub judice”: nel caso in cui per due mesi tornino a non pagare il canone, il procedimento nei loro confronti verrà riattivato.
Insomma, quando messe alle strette le aziende del marmo pagano il dovuto. Anche se ottenere il rientro delle somme non è stato non è stata una passeggiata. Quindici delle aziende minacciate dalla caducazione hanno, come loro diritto, richiesto un arbitrato. Per questo il Comune ha designato un proprio perito negli arbitrati richiesti dai concessionari che non hanno accettato il canone previsto per il biennio 2014-2015. Si tratta dell’avvocato Andrea Cardone, docente all’Università di Firenze e grande esperto in diritto minerario.
A condurre l’azione di recupero dei canoni concessori è stato il dirigente del settore Marmo Marco Tonelli. «Per i titolari delle concessioni che hanno pagato l’intero importo, la procedura di revoca dell’autorizzazione viene cancellata; per chi invece ha pagato soltanto parzialmente, il procedimento viene soltanto sospeso in attesa del saldo di tutto quanto dovuto».
Ad ogni modo, fa osservare ancora Tonelli, quei soldi – tre milioni di euro e forse più – erano comunque considerati dal Comune come entrate “certe”, cioè iscritte a bilancio come crediti. E, come avviene anche con le multe della polizia urbana, le cartelle dei canoni non pagate vengono girate a Equitalia per la riscossione coatta. Solo che in questo caso, le aziende rischiavano anche di vedersi togliere la concessione della cava.
ECCO LE DITTE INTERESSATE.
Da Lorano a Belgia a Canalgrande: ecco gli undici agri marmiferi (cave), con le rispettive 26 ditte concessionarie, a cui la giunta comunale di Carrara e gli uffici del settore Marmo avevano contestato l’addebito per morosità e avviato le procedure ex articolo 11 del Regolamento sugli agri marmiferi, per il ritiro della concessione (caducazione). Diversi di questi agri mamriferi, talvolta confinanti sono coltivati da più società e alcune delle ditte lavorano più cave. Diverse di questi concessionari sono stati, fra l’altro, firmatari dei ricorsi al Tar contro le tariffe sull’escavazipone imposte dal Comune.
Lorano II (Escavazione Marmi Lorano II Srl), Rutola A (Bardini Sandro), Ciresuola A (Monte Maggiore Srl), Fiordichiara B (Giannetti Federica, Orsolini Maria, Cmv Marmi Srl), Bocca Canalgrande (Angeloni Giuliano), Belgia Bassa (Escavazione Marmi fondo Belgia Srl), Seccagna B (Alba Ventura Srl, Consorzio Seccagna Zappellone Srl, Seccagna Srl), Tacca (Alba Ventura Srl, Cattani Franco, Cattani M. Daniela, Cattani Fabrizio Marco), Querciola (Mega Stone Factory Srl, Eredi Mocchi Francesco, Raggi Ornella). Fossacava (Cattani Alessandra, Cattani Altobella, Cattani Allegra, Escavazione Marmi Lochi Sas, Nuova Laveggiolo di Lazzareschi Vittorio & C. Sas, Cattani Simonetta, Cava Z Srl),
Trugiano-Olmo (Escavazione Marmi Lochi Sas, Cattani Alessandra, Cattani Altobella, Cattani Allegra, Nuovo Lavaggiolo di Lazzareschi Vittorio & C Sas, Cattani Simonetta, Lazzareschi Vittorio, Lazzareschi Lucrezia).
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