Il presidio
duplice delitto di Natale
In via Beatrice non ci fu un agguato, ma una rissa
I primi testimoni raccontano quello che è successo nel circolo Odissea la notte di Natale del 2013. Il fratello di una delle vittime si sente male e lascia l'aula, il medico legale parla di alcol e cocaina, La difesa nega la premeditazione
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MASSA. Stava ricordando la notte di Natale del 2013, quella in cui il fratello Andrea perse la vita sotto le coltellate di Andrea Mazzi. Incalzato dal contro interrogatorio dell’avvocato Enzo Frediani, che difende l’imputato, Alessandro Fruzzetti ha chiesto scusa al collegio della corte di Assise, si è alzato e ha abbandonato l’aula. Sembrava per pochi minuti, giusto il tempo per riprendersi dal ricordo di quell’incubo che gli ha stravolto l’esistenza, invece il giovane non ce l’ha fatta a rientrare. Anzi ha chiamato un’ambulanza e si è fatto accompagnare all’ospedale. Le domande che gli doveva ancora fare, l’avvocato Frediani gliele farà nella prossima seduta (già in programma l’11 maggio).
Il racconto. Alessandro quella sera era all’Odissea, il circolo di via Beatrice dove è cominciata la lite finita nel sangue: «C’eravamo io, Andrea, nostro cugino Manuel (Raffaelli, ndr), le nostre fidanzate e altri due ragazzi. A un certo punto ho sentito dire che erano arrivati quelli dei Poggi e ho visto un ragazzo marocchino avvicinarsi a mio fratello. Mi hanno detto che si chiamava Adil (Amroui), ma io prima di allora non lo avevo mai visto. Io vedevo la sua faccia, mentre Andrea mi dava le spalle: aveva un fare minaccioso, ma non sono riuscito a sentire quello che si dicevano. Alla fine della discussione Adil si è morso la mano in segno di sfida, poi quando mio fratello gli ha mostrato la sua in segno di pace l’ha scacciata con modo sbrigativo, quasi schiaffeggiandola. Abbiamo capito che era meglio uscire da quelo locale perché mio cugino Manuel ci ha avvertito che poteva succedere qualcosa di brutto, dati i precedenti tra Andrea e questo Adil. Quando siamo usciti in via Beatrice siamo stati assaliti». Alessandro ricorda così la sua aggressione: «Mi sono visto sbucare da dietro un’auto parcheggiata un ragazzo che poi mi hanno detto essere Mazzi. Mi ha toccato sulla spalla, pensavo a un colpo o a qualcosa di simile a un pugno. Ma mi sentivo strano e toccandomi nel punto dove avvertivo una sorta di scossa ho sentito bagnato. Era il mio sangue, gli ho chiesto che cosa stesse facendo e lui mi ha inseguito fino in piazza Mercurio. Lì ho capito che aveva un coltello, cosa che non avevo notato prima. Sono riuscito a scappare, poi ho trovato un amico che mi ha dato una mano e mi ha fatto calmare. Ma sono stati pochi attimi, perché la mia ragazza mi ha raggiunto e mi ha detto che era successo un macello».
Il malore. Fin qui Alessandro Fruzzetti ha retto all’emozione, quando però l’avvocato Frediani lo ha incalzato ha cominciato a innervosirsi: troppo difficile ricordare. «Come volete che mi senta? - ha detto a un legale di parte civile - Mi hanno ucciso il fratello e per poco non morivo anche io, dato che un medico del pronto soccorso mi ha spiegato che mi sono salvato per miracolo». L’avvocato di Mazzi però ha preteso i dettagli: qui si gioca la premeditazione o meno, quindi l’ergastolo dell’imputato. Frediani ha fatto dire ad Alessandro che loro erano in dieci, mentre dall’altra parte c’erano Mazzi e Adil più una terza persona che però non ha partecipato alla rissa. E soprattutto la difesa ha puntato a dimostrare che in quello scontro non c’erano gli aggrediti e gli aggressori perché tutti partecipavano attivamente. Ma Fruzzetti non ha retto e ha abbandonato l’aula, rimandando tutto alla prossima udienza.
La rissa. Frediani comunque è riuscito nel suo intento con un altro teste, Frank Dell’Amico, parte civile perché ferito nel tentativo di separare i ragazzi che si affrontavano: «Ho portato via Andrea Fruzzetti - ha detto dal banco dei testimoni - mentre era sopra un altro ragazzo e lo picchiava, stava bene non lo avevano ancora colpito. Poi sono andato a separare un altro gruppetto e lì sono stato ferito alla coscia. Non posso dire però se a ferirmi sia stato Mazzi». Dell’Amico, vigile del fuoco, è un teste importante perché estraneo alle parti. Voleva andare all’Odissea la sera di Natale per trascorrere qualche ora con la fidanzata: «Non ci siamo riusciti perché davanti all’ingresso c’era il parapiglia. Non parlava nessuno, si picchiavano e basta».
Un altro testimone si è commosso, raccontando quella notte tragica. Mirco Alberti era nel locale dove è scoppiata la lite: «Ho visto sia Andrea Mazzi sia Fruzzettino (Andrea Fruzzetti, ndr) all’Odissea. Mi sembravano tranquilli. Poi i gestori del circolo ci hanno fatto uscire perché c’era una rissa. E ho visto Andrea esanime in terra, l’ho spostato per evitare che qualcuno potesse calpestare il suo corpo». E qui si è fermato asciugandosi le lacrime. Dalle testimonianze è emerso come la furia di Mazzi si sia placata in piazza Mercurio grazie all’intervento di una donna sui sessanta anni che gli ha urlato di tutto. Ma non si sa chi sia.
Il medico legale. «Gli ha trapassato tre pareti del cuore, la lama è entrata nel costato e poi ha trafitto epicardio, miocardio ed endocardio. In venti anni di carriera e 1.500 accertamenti autoptici non avevo mai visto nulla del genere. Andrea Fruzzetti è andato in arresto cardiaco ed è stato portato in ospedale dove sono state tentate tutte le tecniche di rianimazione. Era impossibile però salvargli la vita». Così il medico legale Maurizio Ratti, consulente dell’accusa ha risposto alle domande del pubblico ministero Rossella Soffio spiegando l’esito delle autopsie che ha effettuato sui corpi dei due ragazzi uccisi da Andrea Mazzi.
Ratti ha raccontato la dinamica dell’aggressione: «Posso dire con certezza che il primo colpo ha raggiunto Fruzzetti sul dorso della mano trapassando l’arto fino al palmo, una ferita da difesa la definiamo (ovvero ha parato un colpo); la seconda coltellata all’addome, non in profondità ma in larghezza; infine il colpo mortale al petto. Il medico legale poi ha parlato di Baria e di come è stato ucciso: «Otto i colpi che lo hanno raggiunto, con un’arma bianca compatibile con quella che ha trafitto Fruzzetti. Sette di questi colpi erano superficiali, o comunque non hanno leso organi vitali. L’ottavo è passato dalla spalla e ha raggiunto il polmone sinistro, facendolo collassare. Ha perso un litro di sangue in un attimo. La lama ha toccato anche il cuore, non in maniera devastante. Baria nonostante i tentativi di rianimarlo ha cessato di vivere».
Alcol e cocaina. Ratti poi, sollecitato dall’avvocato Enzo Frediani, che insieme alla collega Elena Tongiani difende l’imputato Andrea Mazzi, ha confermato che gli esami tossicologici su Fruzzetti e Baria hanno rivelato che entrambi avevano fatto uso nei giorni precedenti di alcol e di cocaina. In quantità considerevoli. Mentre come invece dimostra un esame eseguito su Mazzi al momento dell’incarcerazione l’omicida era pulito. A proposito dell’arresto è stata sentita anche la dottoressa della guardia medica convocata in caserma dai carabinieri dopo l’arresto: «Aveva delle escoriazioni importanti al volto, ma più a livello di graffi e una ferita alla mano sinistra», ha detto al collegio commentando le foto scattate il giorno di Natale alla Plava.
La premeditazione. «Ride bene chi ride ultimo». Questa frase è comparsa sul profilo Facebook di Andrea Mazzi pochi giorni prima del duplice delitto di Natale. La pagina è stata immortalata in uno screenshot che l’accusa aveva già chiesto al collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati di acquisire. Ci ha riprovato ancora - con l’intervento del procuratore capo Aldo Giubilaro -, così come ha richiesto di acquisire la cartella medica di Mazzi in carcere. «Noi vogliamo provare la premeditazione ed è con questi documenti che pensiamo di poterlo fare». Opposizione delle difese. Sgambati e gli altri giudici (popolari e non) hanno confermato che gli screenshot restano fuori dal processo.
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