Assolto il maresciallo accusato di concussione
Una donna ucraina di 41 anni aveva denunciato alla Guardia di Finanza il militare Lo sfogo dopo la sentenza: ho vissuto cinque anni di inferno, sulla graticola
CARRARA. «Sono stati cinque anni di inferno, passati sulla graticola. Anni difficili e una vicenda che ha leso la mia immagine, la mia reputazione e turbato la mia serenità familiare».
È questo il commento accaldo di Ivano Rotili, il maresciallo dei carabinieri accusato di concussione, assolto, ieri mattina, dal giudice Antonia Aracri: “perché il fatto non sussiste”. Il reato contestato, per la precisione era il 319 quater, derivato dallo spacchettamento del reato di concussione: in sostanza si tratta di “induzione per dazione”. La sentenza è stata pronunciata, con rito abbreviato al termine di una vicenda giudiziaria andata avanti per cinque anni. A carico del militare (assistito dall’avvocato Giovanna Barsotti) il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni e due mesi. Il giudice lo ha assolto perché il fatto non sussiste (530 secondo comma).
La vicenda risale al 2010: una donna ucraina di 41 anni - questa la tesi dell’accusa - si sarebbe rivolta al maresciallo per denunciare le percosse e le minacce subite dall’ex convivente. Il carabiniere - sempre secondo la ricostruzione della 41enne - avrebbe garantito la sua protezione, ma in cambio avrebbe preteso regali. Computer, telefonino, videocamera. Fino a che la donna, esasperata, avrebbe deciso di chiedere aiuto alla guardia di Finanza denunciando il maresciallo e inaugurando l’avvio dell’inchiesta. Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono.
Secondo la difesa, invece, proprio la donna ucraina avrebbe parlato al militare di un magazzino del fratello in Russia e si sarebbe offerta di fare acquisti per lui a prezzi convenienti. Insomma secondo la difesa non ci sarebbero mai stati regali pretesi dal maresciallo in cambio di protezione, ma, più semplicemente acquisti che il maresciallo pagava e che faceva nel magazzino del fratello della donna.
Queste le posizioni che si sono confrontate nell’udienza davanti al gip, per il processo in cui la 41enne (rappresentata dall’avvocato Barbara Volpi) si era costituita parte civile.
Il rito alternativo dell’abbreviato non ha previsto il dibattimento, ma soltanto le arringhe dei due legali.
Il giudice Aracri si è quindi ritirato e, poco dopo le 134 ha pronunciato la sentenza di assoluzione. Per il maresciallo Rotili «la fine di un incubo lungo cinque anni».
Alessandra Vivoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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