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Scarafuggi rinviato a giudizio
Per abuso riguardo all’affidamento dell’incarico di addetto stampa
MASSA CARRARA. Giovedì 11 giugno inizierà al tribunale di Pistoia il processo nei confronti di Alessandro Scarafuggi, ex direttore generale dell'Asl 3 di Pistoia dal 2007 al 2012 ed ora dirigente all'Asl di Empoli.Il rinvio a giudizio di Scarafuggi è stato deciso dal gip Alessandro Buzzegoli. Scarafuggi è accusato di abuso d'ufficio per aver ripetutamente (dal 2007 al 2011) affidato l'incarico di addetto alla comunicazione, marketing e ricerca fondi ad una figura professionale esterna all'azienda, il giornalista massese Alberto Cesare Ruffini, anche se - questa la tesi dell'accusa - in azienda era già attivo un ufficio stampa funzionante. Il pm Luigi Boccia, in particolare, ritiene che la nomina di una figura esterna che si occupasse di comunicazione e marketing sebbene all’Asl fosse già attivo un ufficio stampa che avrebbe potuto portare a termine gli incarichi previsti da quel ruolo, abbia comportato un notevole aggravio di spesa.
Per quello stesso incarico la Corte dei conti della Toscana, il 26 gennaio aveva condannato Scarafuggi e il direttore amministrativo Stefano Simonetti al risarcimento del danno erariale causato: l’ex direttore generale dell’azienda dovrà versare nelle casse dell’Erario poco meno di 130.000 euro, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione. Invece Simonetti, ritenuto responsabile unicamente di una condotta giudicata colposa, è stato condannato al pagamento di 60.000 euro. Il 14 aprile, poi, Scarafuggi dovrà presentarsi di nuovo davanti al Gup.Questa volta l’accusa nei confronti dell’ex direttore generale dell’Asl 3 è quella di falsità ideologica, assieme a Stefano Simonetti, ex responsabile amministrativo dell’Asl, per i bilanci del 2009 e nel 2010 dell’Asl di Pistoia. L’accusa, su cui ha lavorato la Guardia di finanza, non riguarda "buchi" nei conti, bensì una sottovalutazione dei costi attuata per far apparire i bilanci più virtuosi di quello che fossero in realtà. In particolare sarebbero stati sottovalutati gli ammortamenti e sopravvalutati i residui attivi: il tutto, tra il 2009 e il 2010, avrebbe portato a nascondere complessivamente circa 50 milioni di euro di perdite.
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