Italia
Conto in banca azzerato e spari contro il cancello di casa
Processo ai colletti bianchi, in tribunale a Massa parla la donna che denunciò il direttore della filiale: "Mi disse che era minacciato dalla mafia e così mi fece sparire due milioni"
CARRARA. "Di lui mi fidavo, aveva amministrato i soldi dei miei genitori, 600.000 euro, e gli ho affidato il mo patrimonio: duemila euro. Mi sono accorta per caso, dopo aver effettuato un prelievo al bancomat che non avevo più nulla».
In tribunale la drammatica testimonianza di Federica Bambusi la donna lombarda trasferita dal 2005 a Carrara: fu lei quattro anni fa a sporgere denuncia alla Guardia di Finanza per la sparizione dei soldi dal suo contro corrente. Da qui prese le mosse una maxi inchiesta e con un processo alla banda dei “colletti bianchi”. Sotto accusa il dirigente bancario Marco Lucchesi, l’imprenditore carrarese Marco Alibani, la sorella Maruska e il commercialista Stefano Pezzica, Stefano Di Ronza, imprenditore.
Per ricettazione a processo anche Manuela Pasquali, Michele Ratti e Salvatore Di Ronza, padre di Stefano. Tiziana Genovese, moglie di Lucchesi è invece accusata di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori. La società Biancospino srl i cui titolari erano i fratelli Alibani risponde di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.
Testimonianza choc in tribunale. Ha parlato per più di quattro ore la signora Bambusi. Ha ripercorso una vicenda personale dolorosa (la morte della figlia di sedici anni e mezzo nel 2005 che le fece decidere di trasferirsi da Milano a Marina di Carrara) e l’amara scoperta di non avere più soldi nel contro corrente. «Io non andavo spesso a controllare in banca, anzi quasi mai - ha detto - Ma mi accorsi che non potevo più prelevare al bancomat e mi decisi ad andare a controllare». A quel punto la signora, che aveva seguito il direttore Lucchesi nei vari trasferimenti in 4 diversi istituti di credito, ha scoperto di essere rimasta al verde.
È cominciata la lunga e faticosa - ha sottolineato - richiesta di documentazione. «Vennero fuori una serie di assegni girati con la mia firma falsficata»: ha aggiunto. Proprio quei documenti che il pm Rossella Soffio le ha mostrato in aula. «Presentati denuncia alle Fiamme Gialle e nel febbraio del 2011 Lucchesi venne a casa mia - ha continuato la donna - mi raccontò di aver preso dei soldi perché era minacciato dalla mafia. Quando si allontanò ricordo che mio figlio disse: questo ci ha portato via tutto».
«Colpi di pistola contro il cancello e minacce a mio figlio». E’ stato un racconto doloroso quello della signora Bambusi, anche quando si è trattato di ri cordare le minacce ricevute, al telefono, dal figlio. Una settimana dopo la sua denuncia alla Guardia di Finanza. «Con l’accento napoletano gli dissero: Nicolino, dì a tua madre e al suo amico di smetterla, di fermare il casino o ti potrebbe capitare qualcosa di molto brutto». «Dopo poco arrivarono altre intimidazioni - ha proseguito – al videocitfono ci fecero vedere il calcio di una pistola, e poi ci furono degli spari contro al cancello». Questi episodi ha ricordato il pm Soffio, sono stati stralciati e ci sarà un altro processo.
«Non sono mai stata amante del direttor e di banca». Alla domanda, diretta, dei legali, la signora Bambusi ha risposto con altrettanta chiarezza. «Non ho mai avuto una relazione con lui - ha racco0ntato - Solo una volta lui mi chiese di accompagnarlo a Novara, ma era un momento delicato per lui per motivi personali e di salute. Mi sentii a disagio ma giustificai il suo approccio».
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