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Muore dopo le dimissioni il pm chiede di archiviare

Muore dopo le dimissioni il pm chiede di archiviare

Secondo il perito della Procura la morte di Oreste Massa non era prevedibile Ma la famiglia dell’ex bianconero si oppone: c’erano segnali importanti

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MASSA. La famiglia di Oreste Massa l’ipotesi di una archiviazione non vuole prenderla neppure in considerazione, pretende che a far luce sulle cause della morte di Oreste sia un processo. E lo fa in forza di una perizia in cui il consulente di parte ipotizza che già al Pronto soccorso emergessero segnali di uno stato di malessere che avrebbero dovuto motivare i medici a trattenere il paziente e non a dimetterlo.

Di diversa opinione, invece, il perito della Procura secondo cui Oreste Massa, calciatore della Massese negli anni ruggenti, è morto per una dissecazione aortica non prevedibile. E proprio perché la prevedibilità dell’evento non c’è, Rossella Soffio, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, chiede ad Antonia Aracri, giudice per l’udienza preliminare, di archiviare le indagini a carico di due medici (quello che ha visitato l’uomo al pronto soccorso e il suo curante). Richiesta a cui - dicevamo - la famiglia di Massa si oppone.

Ieri in programma c’è l’udienza: il giudice deve decidere se chiudere la vicenda o autorizzare il prosieguo dell’inchiesta a carico dei due professionisti. Ma un errore nella notifica agli indagati (gli avvocati sono Riccardo Balatri e Maria Cristina Orrico) impone un rinvio: la prossima udienza è fissata per il 14 aprile.

Oreste Massa - per ricostruire la vicenda - muore, a 74 anni, nel settembre dello scorso anno. La domenica ha un forte dolore al petto e la pressione bassa, bassissima per un iperteso come lui: i familiari decidono di chiamare i soccorsi, si sospetta un infarto miocardico. Il medico del pronto soccorso visita Massa, lo sottopone ad un elettrocardiogramma e all’esame sugli enzimi cardiaci (ripetuti due volte). I risultati escludono l’infarto anche se la pressione, pur stabilizzata, rimane su valori bassi.

Massa, un passato in maglia bianconera, conosciutissimo in città, torna a casa, mangia qualcosa e si riposa. Il mattino seguente va dal suo curante e si fa controllare la pressione (così gli hanno consigliato in ospedale il giorno prima): ancora un po’ bassa, ma la situazione non sembra preoccupante.

Un paio d’ore di tranquillità e Oreste muore, 24 ore dopo le dimissioni dall’ospedale. Parte quindi l’inchiesta e i due medici (ospedaliero e curante) finiscono indagati. Ma il pubblico ministero, perizia alla mano, ritiene - e questa è anche la tesi difensiva - che il malessere accusato domenica dall’ex calciatore e la morte del lunedì non siano ricollegabili. Di diverso parere - anche in questo caso suffragato da consulenza tecnica - la famiglia che si oppone alla richiesta di archiviazione.

Oreste Massa aveva 74 anni: genovese di nascita, arriva a Massa durante il campionato 61-62. In terra apuana si trova bene e decide di non andarsene più: mette su famiglia e, dopo gli anni nel mondo del calcio, fa l’assicuratore. Fino all’età della pensione.

Chiara Sillicani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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