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Falsi tecnici Gaia con la sonda entrano in villa e cercano di truffare due donne
Hanno finto di cercare una perdita di gas e chiesto si spegnere i cellulari per non interferire con le onde elettromagnetiche: non sono però riusciti ad aprire la cassaforte
CARRARA. Sono entrati in casa spacciandosi per tecnici di Gaia. Ma, cosa assai insolita per addetti della società che si occupa delle acque (che però non ha fatto insospettire le due donne, una ottantenne e una ventenne che erano nell’abitazione di Fossone) avrebbero dovuto controllare una fuga di gas. Erano in due, un giovane che parlava con accento carrarese e un altro, più anziano e corpulento, con tanto di giubbotto arancione- si trattava di quelli che si tengono in macchina per le emergenze, senza alcun cartellino) e hanno cominciato a scandagliare le stanze della villetta sulle colline di Carrara, con una sonda per registrare la presenza del gas. Per poter agire con tutta tranquillità, ed evitare interruzioni o semplicemente chiamate da parte delle donne presenti in casa, hanno chiesto loro espressamente di spegnere i telefoni cellulari: perché le onde elettromagnetiche avrebbero potuto interferire con l’azione della sonda stessa.
Alla fine, per arrivare al sodo, i due truffatori hanno chiesto di riunire tutto l’oro e i soldi, sostenendo che a seguita della presunta fuga di gas avrebbero potuto deteriorarsi in maniera irreversibile. Le donne hanno portato quindi i due finti tecnici nel seminterrato e, davanti alla cassaforte a muro, hanno snocciolato la combinazione per mettere al sicuro (secondo loro) banconote e gioielli . Ma forse increduli davanti a tanta buona fede i due finti tecnici sono andati nel panico e non sono riusciti ad aprire la cassaforte. E, visto che nel frattempo era passato del tempo, temendo l’arrivo del padrone di casa, si sono dileguati, a mani vuote.
Il padrone di casa, figlio della signora ottantenne e padre della ragazza presente al momento del tentativo di truffa, ha subito chiamato la polizia. Le due donne sono state sentite a lungo in commissariato e è stato mostrato ad entrambe un cospicuo dossier fotografico per cercaqre di identificare i due malviventi.
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