Il presidio
Eataly punta gli occhi sulla tenuta di Marinella
Ma Legambiente teme un'aggressione al patrimonio naturale e paesaggistico
MARINELLA. Dopo un letargo più o meno tormentato da brevi risvegli, torna alla ribalta il cosiddetto “Progetto Marinella”, ossia il piano di valorizzazione di un territorio rimasto sempre a mezz’aria tra zona agricola e turistica, senza mai avere una precisa collocazione.A dare un nuovo sussulto alla staticità delle cose e un possibile guizzo per quelle future, ci pensa Alessandro Poletti, vice presidente di Legambiente Liguria, nonchè presidente del Circolo Valdimagra di Legambiente, al quale sta a cuore (e preoccupa) il come potrebbe diventare la zona costiera che si estende sui territori comunali di Sarzana e Ameglia.
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«Come ambientalisti - esordisce Poletti - vorremmo esprimere anche la nostra opinione circa il presunto interessamento del patron di Eataly, Oscar Farinetti, circa la tenuta di Marinella che, fondamentalmente, si articola su due discrimini: Farinetti si interessa a tutta la tenuta di Marinella o solo alla parte agricola del Masterplan 2007? Il suddetto Masterplan prevede consumo di territorio per megadarsena, centri commerciali, vie commerciali fatte passare come servizi alla balneazione: se Eataly si vuole limitare solo a partecipare alla parte agricola del Masterplan, lasciata da sempre nel vago e inconcludente dallo stesso, la cosa non ci trova d’accordo; il Masterplan 2007 infatti va cancellato, non integrato, è un aggressione al territorio e ci appelliamo ai candidati alla presidenza regionale della Liguria affinché lo cassino, una volta eletti. La seconda discriminante subentrerebbe nel caso in cui Eataly fosse interessata a tutta la tenuta a prescindere da Masterplan 2007: Marinella è patrimonio storico-architettonico-naturalistico; casali da lasciare intatti, ovviamente restaurandoli, filari di pino e fossi di bonifica da non eliminare in nome della produttività, anzi i fossi andrebbero arricchiti di essenze vegetali erbacee e arboree ulteriori, anche allo scopo di fitodepurarne l’acqua; se l’intenzione di Farinetti fosse sacrificare il territorio così com’è per favorire la semplice produttività agricola, la cura rischierebbe di essere quasi peggiore del male».
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