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Bagni ingessati, turismo ko Ma c’è lo stop ai ristoranti

Bagni ingessati, turismo ko Ma c’è lo stop ai ristoranti

I balneari chiedono nuove norme e maglie più larghe per rilanciare gli stabilimenti Il Regolamento urbanistico sarà però operativo soltanto l’anno prossimo

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MASSA. «Il piano dell’arenile è inadeguato ai tempi che viviamo e mette il turismo della nostra costa nell'impossibilità di reggere la concorrenza non solo di Paesi esteri, ma anche di molti altri comprensori turistici nazionali». A dirlo è Cna Balneatori, alla vigilia dell’approvazione da parte del consiglio regionale del piano paesaggistico (slittato alla prossima settimana) che conterrà le linee guida per la definizione degli interventi che possono essere realizzati negli stabilimenti balneari della Toscana. Un documento che ha già fatto imbestialire la categoria per una serie di limiti posti, come l’impossibilità di realizzare manufatti a meno di 300 metri dalla costa. Cosa che, secondo Cna, «metterà in seria crisi tutto il comparto del turismo balneare, e non solo gli stabilimenti, ma anche gli alberghi, i ristoranti e tutte le attività commerciali e di servizi che in larghissima misura dipendono dalla stagione estiva».

Ma il vero cruccio dei balneari – non solo Cna ma anche le associazioni Riviera Apuana e Compagnia del Mare hanno espresso forti preoccupazioni – adesso è il piano dell’arenile del Comune. Troppo vecchio (ha trent’anni) e, a detta loro, troppo limitante. Secondo Cna Balneatori infatti il turismo adesso si fa con piscine e happy hour sul mare. Ma il vecchio piano lo vieta, o lo limita. «In questi ultimi decenni, in generale, e in quest'ultimo in particolare – commenta - è profondamente cambiata la concezione della vacanza al mare: dove bastavano sedie a sdraio e ombrelloni, adesso occorrono stabilimenti balneari in grado di fornire ogni tipo di supporto, dalla consulenza per gite ed escursioni, all'accesso gratuito a Internet, dalla possibilità di realizzare feste a quella di celebrare matrimoni. Il cliente di oggi – continua Cna - si aspetta di trovare sulla spiaggia intrattenimenti organizzati, giochi individuali e collettivi, aperitivi e happy hour, servizi per l'infanzia, accessibilità per i diversamente abili».

Massa, in altre parole, in tema di spiaggia è “demodé” e lo dimostrerebbe, sempre secondo Cna, il calo registrato lo scorso anno dal turismo apuo-lunigianese: 22,3 per cento sui fatturati e 8,8 per cento sull’occupazione. I balneari chiedono quindi che il piano venga aggiornato e che le maglie della tutela ambientale vengano allentate. Chiedono il via libera a piscine, a campi da gioco, ad ampliamenti di cucine. Alcuni, in questi anni di attesa, hanno forzato la mano e cercato di aggirare le restrizioni. Solo nei giorni scorsi sono arrivati i primi sul Lungomare. Sono finiti ad esempio nel mirino dei controlli il campo da volley del bagno Sara, per un cambio di destinazione d’uso non comunicato agli uffici, la Romanina di Buffon per la regolarità dei fabbricati e la piscina del Sunset, piazzata nella fascia dell’arenile invece che in quella del verde e dello sport. «Tutta colpa del piano arenile», accusano i balneari.

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Resta il fatto che, per il momento, di buone notizie per loro non ce ne sono. Anzitutto, perché per le “nuove” norme tutto slitta al prossimo anno quando il Regolamento urbanistico, che nei piani dell’amministrazione comunale dovrebbe essere adottato entro l’estate, sarà operativo. Sarà il Regolamento, e non più il piano («che alla fine è un allegato del regolamento urbanistico», chiarisce il sindaco Alessandro Volpi) infatti a dire cosa si potrà o non potrà fare sull’arenile. Sui contenuti poi ci sarà sicuramente da discutere. Le intenzioni del Comune sono quelle, ad esempio, di vietare altre colate di cemento armato in spiaggia, i campi da pallavolo chiusi, i cambi di destinazione d’uso, gli ampliamenti. Si dovranno inoltre utilizzare solo piante ornamentali autoctone. Il sindaco non lascia trapelare molti contenuti sul regolamento che sarà. Conferma che «il piano dell’arenile è stato concepito in un periodo diverso e oggi non ha più senso». E aggiunge «con il regolamento urbanistico sviluppiamo le funzionalità degli stabilimenti, ricordando tuttavia che è comunque una concessione demaniale. Non si potrà ad esempio – aggiungere – fare dei ristoranti in riva al mare».

Melania Carnevali

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